I mercati finanziari e la guerra

Guerra e mercati: prospettive, lezioni della storia e strategie per gestire al meglio gli investimenti.

Biagio Del Prete

Consulente finanziario presso Credem con incarico di Regional Manager

Tempo di lettura: 4 minuti.

Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha riportato la volatilità sui mercati azionari. Le guerre aumentano i fattori di incertezza e l’incertezza è ciò che i mercati amano di meno. La prudenza in queste fasi è d’obbligo, ma la fuga precipitosa potrebbe essere l’esatto opposto di un atteggiamento accorto. Quali sono i reali rischi collegati al conflitto in corso? Come si sono comportati in passato i mercati quando è scoppiata una guerra? Quali sono le strategie che gli investitori dovrebbero porre essere in momenti come questo?

Prospettive economiche della guerra e delle sanzioni.

Le analisi degli esperti di economia e finanza sono orientate alla prudenza, vista la difficoltà di prevedere cosa accadrà. In questo momento i principali timori sono collegati all’inflazione. Infatti, i conflitti solitamente sono inflattivi e questo potrebbe esserlo più degli altri, visto che la Russia è uno dei maggiori esportatori di materie prime, non solo energetiche (gas in primis), ma anche materie prime preziose e agricole (come il grano). Dunque, quanto maggiori saranno le sanzioni economiche per mettere in difficoltà Mosca, tanto maggiori potrebbero essere i risvolti economici negativi per l’occidente, Europa in testa. Il conflitto potrebbe mantenere l’inflazione su livelli molto elevati, mettendo a rischio la ripresa o almeno ridimensionandola rispetto alle ottimistiche previsioni di qualche mese fa. Quindi, per quanto sia difficile prevedere gli impatti economici della guerra, è probabile che il mondo occidentale subirà una sorta di effetto boomerang dalle sanzioni che imporrà alla Russia, un effetto tanto più marcato quanto più pesanti saranno le sanzioni stesse.

Le guerre e le lezioni dalla storia.

Per quanto il futuro prossimo possa rilevarsi diverso dal passato prossimo e da quello remoto, un’analisi dei dati storici può aiutarci a comprendere meglio come si comportano i mercati in periodi di guerra. Partiamo da quella più recente, legata proprio all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014: ad un anno dallo scoppio le borse mondali viaggiavano a livelli superiori di circa il 30% a quelli di partenza. La lunga guerra in Iraq dal 2003 al 2011 ha visto una crescita dei listini globali di circa il 70%. La guerra in Bosnia fra il 1992 ed il 1995 ha visto le quotazioni azionarie crescere di circa il 15% alla fine del conflitto. Le guerre del Vietnam, dal 1964 al 1973, e quella in Corea, dal 1950 al 1953, un rialzo di circa il 20%. La Seconda guerra mondiale, dal 1939 al 1945, ha sperimentato un rialzo di quasi il 25%. Nella maggior parte dei casi le borse hanno corretto nelle settimane precedenti ed in quelle successive allo scoppio dei conflitti, riportando in territorio positivo le quotazioni negli anni successivi. Le guerre, dunque, sembrano non essere particolarmente dannose per le borse ed anzi hanno rappresentato un’occasione di acquisto di medio-lungo periodo per chi ha approfittato dei ribassi iniziali delle quotazioni. Accadrà lo stesso per il conflitto appena iniziato?

Strategie per gestire al meglio gli investimenti

Quali lezioni possiamo trarre dall’andamento dei mercati in questi giorni? La prima lezione è che è molto difficile prevedere come si comporteranno nel breve termine. lo hanno ben capito gli investitori che, dopo i forti ribassi del primo giorno di conflitto, hanno visto i mercati recuperare terreno in quelli successivi spiazzando chi si è mosso spinto dalla paura iniziale. Come stato efficacemente detto, i mercati sono una sorta di intelligenza collettiva che, attraverso le quotazioni, prova a sintetizzare tutte le molteplici informazioni disponibili, da quelle geo-politiche e quelle economiche. La complessità di questa operazione è evidente ed è aggravata dalla circostanza che il comportamento degli investitori è fortemente condizionato dalle emozioni, in un’altalena fra paura ed avidità: la prima prevale nei momenti di crisi, la seconda in quelli di serena euforia.

La seconda lezione che proviene dall’analisi dei dati del passato èche un investitore accorto non dovrebbe effettuare scelte difensive durante i picchi di volatilità, in quanto il rischio è di effettuare operazioni in grado di compromettere irreparabilmente le performance di lungo periodo, esattamente l’opposto dell’obiettivo minimo di tutela del patrimonio che ci si prefigge:difenderlo dall’erosione dell’inflazione. Semmai in difesa bisognerebbe giocare d’anticipo, quando la volatilità è bassa ed i prezzi alti, ovvero nei momenti di euforia nei quali tutti vogliono acquistare. Al contrario, i momenti di crisi possono rappresentare un’opportunità per gli investitori di medio-lungo termine con l’obiettivo di incrementare i risultati dei propri investimenti. La strategia più efficace potrebbe essere più semplice di quanto immaginabile: assicurarsi che il proprio portafoglio sia adeguatamente diversificato, mantenere una dose di liquidità aggiuntiva per cogliere le opportunità che i mercati dovessero offrire, acquistare con gradualità e a piccole dosi.

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