Guerra di nervi nel Pd. La “coalizione larga” non decolla. E Bassolino”preoccupa” i democrat …

Guerra di nervi nel Pd. La “coalizione larga” non decolla. E Bassolino”preoccupa” i democrat …

I dem napoletani continuano nella ricerca di alleati sulla base del nulla. Nel futuro oltre l’abbraccio grillino, il nulla. Il che non basta a strutturare un’alternativa di governo al decennio arancione. Nel frattempo Bassolino macina consensi fra a gente “fuori” dal Palazzo. Vediamo perché Bassolino e Pd non si amano e cosa hanno in mente.

Bassolino si. Bassolino no. Il grande dilemma che affligge Napoli ed i suoi attori a pochi mesi dalle elezioni. L’ex sindaco è in campo da tempo nel cuore della città. Incontra cittadini, saluta studenti, discute coi lavoratori. La stessa gente dimenticata dal decennio arancione. Una sciagura politica ed amministrativa che (si spera) mai più tornerà. E da cui l’ex governatore si tiene distinto e distante. Innanzitutto per delimitare un perimetro. Per segnare un campo. Noi qui e voi lì. Ma il tempo scorre e il voto si avvicina. Bassolino procede e il Pd “dorme” sogni tranquilli. Una guerra di nervi che legittima un dato noto pure ai bambini. Il Pd oltre l’alleanza col M5S non sa cosa proporre. Niente di niente. Riproducendo fedelmente l’assenza di strategia (e qui De Luca ha ragione da vendere) del partito romano che dal 2018 non ne indovina una. Chiacchiere infinite per colmare il vuoto di pensiero. Ora la partita s’infiamma. Ma anziché coinvolgere energie perdute sotto l’ombrello di una prospettiva, il buon Sarracino continua a pensare che l’asse giallorossa sia l’unica forma di aggregazione delle forze politiche.

E finora i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tanta confusione e zero programmi. A questo bailamme basta aggiungere la dura legge dei numeri. Il Pd alle ultime Regionali a Napoli città ha ottenuto il 16,4% pari a circa 50mila voti dopo 5 anni di Governo De Luca. Nel 2015, dopo 5 anni di opposizione, il Pd ottenne il 21% pari a circa 60mila voti. A voi le conclusioni. Il Partito Democratico (e chi vi scrive lo ripete da anni) su Napoli si conferma un partito in netto declino. Senza futuro e con un presente inguardabile. Nonostante l’avvento del giovane Sarracino ed un anno e mezzo di governo giallorosso, niente di nuovo sotto il sole. E qui entra in campo la strategia di Bassolino. “Obbligare” il suo vecchio partito a riconoscergli una leadership ottenuta sul campo. E sostenerlo alle prossime Amministrative.

A questo ragionamento fa leva la mancanza, almeno finora, di una figura che possa riunire il centrosinistra anti-Bassolino. Ormai è chiaro a tutti. Il Pd non vuole Bassolino. Non rientra nelle grazie dello schema Sarracino-Nazareno-Orlando. Ma non è tutto. La vittoria straripante di De Luca al netto dei partiti dimostra che in piena pandemia, dove i problemi sono amplificati, il cittadino si affida al politico anziché alla politica. Sembra una frase fatta ma è così. Il Pd fino a qualche mese prima al Nazareno aveva in canna l’alleanza col M5S in Campania con De Magistris candidato. Scaricando il mai sopportato De Luca. Altra parentesi da dimenticare è il rapporto con De Magistris. Il Pd all’opposizione ha nei fatti “regalato” 10 anni di mandato all’ex pm. Spianandogli la strada della tranquillità e dell’agire indisturbato. Un modus operandi che ha lacerato la credibilità dei dem napoletani dinanzi ai propri elettori. E che ha visto il suo apice alle Suppletive. Il resto è storia nota. Dinanzi agli errori storci dei democrat (e non solo), Bassolino si è immerso nel sentiero oltre i partiti. Soprattutto in funzione di un risarcimento morale a seguito delle 19 assoluzioni (legittimare la discussione a mero racconto giudiziario è riduttivo oltre che scocciante) su cui il Pd, parliamoci chiaro, si è dimenticato di sorridere. La palla passa al Nazareno. Secondo le ultime indiscrezioni il neo segretario Letta farà una panoramica sulle città al voto in autunno nella rima decade di aprile. Sul tavolo romano è arrivata la patata bollente napoletana. Bassolino da un lato, il Pd dall’altro. L’obiettivo è unire il centrosinistra. Pane al pane, vino al vino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *