Csm, FdI valuta Di Pietro ma Forza Italia fa muro: «Non lo voteremo»
L’ex pm di Mani Pulite a pranzo con Donzelli a Montecitorio. Mercoledì il Parlamento in seduta
Csm, FdI valuta Di Pietro ma Forza Italia fa muro: «Non lo voteremo»
L’ex pm di Mani Pulite a pranzo con Donzelli a Montecitorio. Mercoledì il Parlamento in seduta comune per eleggere dieci componenti laici del Consiglio superiore della magistratura. Le opposizioni chiedono quattro posti su dieci: «Non si ripeta lo scippo di inizio legislatura».
ROMA, 27 OTT – Fratelli d’Italia valuta l’ipotesi di sostenere Antonio Di Pietro per un posto tra i componenti laici del Consiglio superiore della magistratura, ma sulla possibile candidatura dell’ex pm di Mani Pulite arriva subito lo stop di Forza Italia. Gli azzurri chiudono all’eventualità di votare l’ex magistrato, aprendo un fronte di tensione nella maggioranza alla vigilia delle votazioni parlamentari per il rinnovo dei dieci membri laici del Csm.
Il Parlamento è convocato in seduta comune mercoledì per avviare le operazioni di voto. Nelle prime due votazioni è richiesta una maggioranza qualificata, che rende necessario un accordo tra maggioranza e opposizioni. Un’intesa che, almeno per il momento, non sembra vicina. L’orientamento prevalente tra i gruppi sarebbe quindi quello di ricorrere alla scheda bianca, con una prima tornata destinata con ogni probabilità a concludersi senza elezioni.
Nel frattempo, però, iniziano le interlocuzioni sui possibili candidati. Tra i nomi in corsa c’è quello di Antonio Di Pietro, arrivato a Montecitorio nella mattinata e presente nell’elenco dei 148 candidati. «Ho fatto una candidatura come previsto dalla legge, ritenendo di averne i titoli», ha spiegato ai cronisti in Transatlantico. L’unica persona che aveva avvertito in anticipo, ha raccontato, è stata la moglie. La decisione finale, ha aggiunto, spetterà all’Aula.
A chi gli chiedeva da quale parte politica si aspetti i voti, l’ex magistrato ha risposto senza sbilanciarsi: «Non limiterei la mia candidatura a una parte o all’altra». Il suo nome, ha precisato, è «a disposizione del Parlamento».
Poco dopo, Di Pietro si è fermato a pranzo al ristorante di Montecitorio insieme a diversi deputati, tra cui Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, e Alessandro Colucci di Noi Moderati. Un incontro che alimenta le indiscrezioni su un possibile sostegno dei meloniani all’ex pm, già sceso in campo la scorsa primavera a favore del Sì al referendum.
Forza Italia: «Non voteremo Di Pietro»
L’ipotesi di una convergenza di Fratelli d’Italia su Di Pietro incontra però la netta opposizione di Forza Italia. A mettere nero su bianco il no sono stati i capigruppo di Camera e Senato, Enrico Costa e Stefania Craxi, con una nota congiunta.
«FI non voterà Antonio Di Pietro», hanno dichiarato, chiarendo che la posizione del partito non sarebbe legata soltanto alla scelta di un singolo candidato, ma a una questione di principio.
Nel mirino degli azzurri c’è il ruolo svolto dall’ex magistrato durante la stagione di Mani Pulite. «La sua storia, simbolo di una stagione in cui la giustizia si è fatta strumento di lotta politica e la gogna mediatica ha preso il posto del giusto processo, facendo strame del diritto, è incompatibile con l’organo chiamato a garantire l’autonomia, l’equilibrio e la terzietà della magistratura», si legge nella nota.
Una presa di posizione che restringe gli spazi per una candidatura condivisa e rende più complessa la ricerca di un’intesa all’interno della stessa maggioranza.
Le opposizioni: «Sei componenti alla maggioranza, quattro a noi»
Anche il centrosinistra si prepara alla prima votazione senza un accordo sui nomi, ma lancia un avvertimento alla maggioranza sulla distribuzione dei seggi laici del Csm.
In una nota congiunta, i capigruppo di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa chiedono che venga rispettato l’equilibrio tra le forze parlamentari.
«Ci auguriamo che nella prossima elezione dei componenti del Csm non si ripeta quanto accaduto a inizio legislatura, quando la maggioranza ha scippato alle opposizioni un componente che, come da prassi, spettava alle forze di minoranza parlamentare», avvertono.
Secondo i gruppi di opposizione, sulla base della composizione parlamentare attuale, la ripartizione corretta sarebbe di sei componenti laici alla maggioranza e quattro alle minoranze. Un equilibrio che le opposizioni considerano necessario per garantire una rappresentanza adeguata delle diverse forze politiche nell’organo di autogoverno della magistratura.
La partita per il rinnovo del Csm si apre dunque tra candidature ancora da definire, veti incrociati e trattative in corso. La possibile convergenza di Fratelli d’Italia su Di Pietro, osteggiata da Forza Italia, aggiunge un elemento di incertezza a un’elezione che richiede un’intesa ampia e che, almeno nelle prime votazioni, potrebbe fermarsi alla scheda bianca.
comune per eleggere dieci componenti laici del Consiglio superiore della magistratura. Le opposizioni chiedono quattro posti su dieci: «Non si ripeta lo scippo di inizio legislatura».
ROMA, 27 OTT – Fratelli d’Italia valuta l’ipotesi di sostenere Antonio Di Pietro per un posto tra i componenti laici del Consiglio superiore della magistratura, ma sulla possibile candidatura dell’ex pm di Mani Pulite arriva subito lo stop di Forza Italia. Gli azzurri chiudono all’eventualità di votare l’ex magistrato, aprendo un fronte di tensione nella maggioranza alla vigilia delle votazioni parlamentari per il rinnovo dei dieci membri laici del Csm.
Il Parlamento è convocato in seduta comune mercoledì per avviare le operazioni di voto. Nelle prime due votazioni è richiesta una maggioranza qualificata, che rende necessario un accordo tra maggioranza e opposizioni. Un’intesa che, almeno per il momento, non sembra vicina. L’orientamento prevalente tra i gruppi sarebbe quindi quello di ricorrere alla scheda bianca, con una prima tornata destinata con ogni probabilità a concludersi senza elezioni.
Nel frattempo, però, iniziano le interlocuzioni sui possibili candidati. Tra i nomi in corsa c’è quello di Antonio Di Pietro, arrivato a Montecitorio nella mattinata e presente nell’elenco dei 148 candidati. «Ho fatto una candidatura come previsto dalla legge, ritenendo di averne i titoli», ha spiegato ai cronisti in Transatlantico. L’unica persona che aveva avvertito in anticipo, ha raccontato, è stata la moglie. La decisione finale, ha aggiunto, spetterà all’Aula.
A chi gli chiedeva da quale parte politica si aspetti i voti, l’ex magistrato ha risposto senza sbilanciarsi: «Non limiterei la mia candidatura a una parte o all’altra». Il suo nome, ha precisato, è «a disposizione del Parlamento».
Poco dopo, Di Pietro si è fermato a pranzo al ristorante di Montecitorio insieme a diversi deputati, tra cui Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, e Alessandro Colucci di Noi Moderati. Un incontro che alimenta le indiscrezioni su un possibile sostegno dei meloniani all’ex pm, già sceso in campo la scorsa primavera a favore del Sì al referendum.
Forza Italia: «Non voteremo Di Pietro»
L’ipotesi di una convergenza di Fratelli d’Italia su Di Pietro incontra però la netta opposizione di Forza Italia. A mettere nero su bianco il no sono stati i capigruppo di Camera e Senato, Enrico Costa e Stefania Craxi, con una nota congiunta.
«FI non voterà Antonio Di Pietro», hanno dichiarato, chiarendo che la posizione del partito non sarebbe legata soltanto alla scelta di un singolo candidato, ma a una questione di principio.
Nel mirino degli azzurri c’è il ruolo svolto dall’ex magistrato durante la stagione di Mani Pulite. «La sua storia, simbolo di una stagione in cui la giustizia si è fatta strumento di lotta politica e la gogna mediatica ha preso il posto del giusto processo, facendo strame del diritto, è incompatibile con l’organo chiamato a garantire l’autonomia, l’equilibrio e la terzietà della magistratura», si legge nella nota.
Una presa di posizione che restringe gli spazi per una candidatura condivisa e rende più complessa la ricerca di un’intesa all’interno della stessa maggioranza.
Le opposizioni: «Sei componenti alla maggioranza, quattro a noi»
Anche il centrosinistra si prepara alla prima votazione senza un accordo sui nomi, ma lancia un avvertimento alla maggioranza sulla distribuzione dei seggi laici del Csm.
In una nota congiunta, i capigruppo di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa chiedono che venga rispettato l’equilibrio tra le forze parlamentari.
«Ci auguriamo che nella prossima elezione dei componenti del Csm non si ripeta quanto accaduto a inizio legislatura, quando la maggioranza ha scippato alle opposizioni un componente che, come da prassi, spettava alle forze di minoranza parlamentare», avvertono.
Secondo i gruppi di opposizione, sulla base della composizione parlamentare attuale, la ripartizione corretta sarebbe di sei componenti laici alla maggioranza e quattro alle minoranze. Un equilibrio che le opposizioni considerano necessario per garantire una rappresentanza adeguata delle diverse forze politiche nell’organo di autogoverno della magistratura.
La partita per il rinnovo del Csm si apre dunque tra candidature ancora da definire, veti incrociati e trattative in corso. La possibile convergenza di Fratelli d’Italia su Di Pietro, osteggiata da Forza Italia, aggiunge un elemento di incertezza a un’elezione che richiede un’intesa ampia e che, almeno nelle prime votazioni, potrebbe fermarsi alla scheda bianca.


















































































