Ricordo di Pino Daniele a sette anni dalla sua scomparsa: era il 4 gennaio 2015 quando il bluesman napoletano perse la vita.
Ricordo di Pino Daniele, un bluesman napoletano
Sono passati ben sette anni da quel 4 gennaio 2015. Si tratta del giorno in cui Pino Daniele perse la vita a causa di un infarto. Un malore che lo ha colpito mentre era nella sua villa nelle campagne tra Orbetello e Magliano, in Maremma. La decisione di rientrare a Roma, ma fu troppo tardi: i soccorsi non poterono nulla. Si spense alla soglia dei 60 anni uno dei cantautori italiani e napoletani più importanti.
Pino Daniele resterà un simbolo di Napoli, ma nei libri di storia va ricordato come il protagonista di un’autentica rivoluzione musicale. Quando nel 1977 uscì “Terra Mia” il pubblico scoprì un nuovo modo di fare musica d’autore: in quegli anni Napoli era uno dei centri propulsori della creatività, era l’epoca del Napoletan Power e Pino Daniele, con la sua voce inconfondibile, la sua abilità di chitarrista, l’ironia dei suoi testi ne era diventato il leader incontrastato.
È stato bravo nel fondere la grande tradizione della canzone napoletana con gli elementi della musica del Mediterraneo. Il tutto insieme alle sue grandi passioni, il blues, il jazz, il soul e il funky, pescando nei dischi dei suoi idoli: Jeff Beck, Eric Clapton, Paco de Lucia, Frank Zappa (“sono diventato pazzo ascoltando ‘Over Night Sensation'” raccontava), Carlos Santana, Pat Metheny. Con alcuni di questi è riuscito a collaborare e diventare amico – vedi Eric Clepton – tirando fuori dei brani indimenticabili.
E mentre venivano pubblicati in serie album capolavoro e uscivano canzoni che sono tra le più belle della nostra storia, l’Italia scopriva una nuova figura di artista star, un napoletano “nero a metà” che stava in classifica con brani in cui la parte strumentale aveva la stessa importanza di quella vocale, con concezioni e livello esecutivo del tutto simili ai grandi prodotti della musica internazionale. Su questi concetti ha lavorato tutta la vita: Pino studiava moltissimo e ascoltava molta musica a caccia di idee nuove. Stava lavorando al suo nuovo album che, nelle sue parole, avrebbe dovuto essere “molto acustico”. Ma dopo l’apparizione al Concerto di Capodanno con la Rai – sua ultima apparizione dal vivo – il Mascalzone Latino ha salutato la vita terrena.
Nella sua carriera ha collaborato con buona parte dei più importanti artisti italiani e con figure come Chick Corea, Wayne Shorter, Gato Barbieri, alcuni dei più celebri session men del mondo e il suo amato Eric Clapton che lo ha invitato a suonare al suo festival a Chicago, accanto ai migliori chitarristi in circolazione, in uno degli episodi più emozionanti della sua carriera.



















































































