Ambulanti, Unimpresa proclama lo stato di agitazione: «Servono risposte immediate»
NAPOLI – Caro carburante, aumento dei costi di gestione, diminuzione della clientela, pressione fiscale, concorrenza del commercio online e difficoltà legate alla sostenibilità del lavoro. Sono questi, secondo Unimpresa Federazione Regionale Campania e le rappresentanze del commercio su aree pubbliche, i principali fattori che stanno mettendo sotto pressione il settore degli ambulanti.
Con una comunicazione inviata il 28 settembre 2026 alle autorità di Governo, ai ministeri competenti, alla Regione Campania e alle autorità territoriali, la categoria ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo di confronto istituzionale e ha proclamato lo stato di agitazione del commercio su aree pubbliche.
Nel documento, le organizzazioni descrivono una situazione che definiscono di «crisi strutturale» e chiedono interventi urgenti per sostenere le microimprese che operano nei mercati, nelle fiere e nei posteggi.
«I costi aumentano, i ricavi non tengono il passo»
Tra le principali criticità indicate c’è il costo del carburante. Per gli operatori del settore, sottolineano le rappresentanze, gli automezzi sono uno strumento indispensabile per raggiungere quotidianamente mercati e fiere e per trasportare merci, strutture e attrezzature.
A pesare sui bilanci delle attività ci sarebbero inoltre gli aumenti dell’energia, delle assicurazioni, delle manutenzioni, dei trasporti, degli imballaggi e delle merci.
Il problema, secondo Unimpresa, è aggravato dalla difficoltà dei mercati ad attirare consumatori. Nel documento vengono citati, tra gli altri, la carenza di parcheggi, le difficoltà della viabilità, la scarsa valorizzazione di alcune aree mercatali, l’assenza di servizi adeguati e la concorrenza dei nuovi canali distributivi.
Fisco, tributi e canoni
Un altro capitolo riguarda la pressione fiscale e tributaria. Canoni, tributi locali, occupazione degli spazi, gestione dei rifiuti, autorizzazioni, concessioni e adempimenti amministrativi vengono indicati come ulteriori costi che gravano sulle piccole imprese.
La richiesta delle rappresentanze è quella di una revisione complessiva della fiscalità applicata al commercio su aree pubbliche, tenendo conto – secondo la categoria – della redditività effettiva delle attività.
Tra le proposte figura anche la revisione dei canoni e dei tributi relativi ai posteggi, affinché siano commisurati alla capacità economica delle imprese e alla qualità dei servizi garantiti nelle aree mercatali.
La sfida del commercio online
Nel documento trova spazio anche il tema dell’e-commerce. Le organizzazioni precisano di non voler contrastare l’innovazione tecnologica, ma chiedono condizioni che definiscono di «concorrenza equilibrata».
L’obiettivo indicato è quello di garantire regole omogenee in materia di trasparenza, sicurezza, tutela dei consumatori e condizioni concorrenziali, alla luce della trasformazione dei modelli di acquisto.
«Un lavoro fisicamente gravoso»
La categoria pone inoltre l’accento sulle condizioni di lavoro degli ambulanti. Nel documento vengono ricordati gli orari particolarmente impegnativi, il carico e scarico delle merci, il montaggio e lo smontaggio delle strutture, la movimentazione manuale delle attrezzature, l’esposizione alle condizioni climatiche, i lunghi spostamenti e il lavoro durante fine settimana e giorni festivi.
Da qui la richiesta di aprire un confronto sul riconoscimento della particolare gravosità del lavoro degli operatori del commercio su aree pubbliche, anche sotto il profilo previdenziale e assistenziale.
Dieci richieste alle istituzioni
Nel documento sono elencate dieci richieste. Tra queste, l’apertura di un tavolo nazionale permanente sul commercio su aree pubbliche, la revisione della fiscalità e dei tributi, interventi sui costi energetici e del carburante e un piano nazionale per il rilancio dei mercati.
Unimpresa chiede inoltre investimenti in infrastrutture, parcheggi, sicurezza e servizi, una regolamentazione del commercio online, misure per il ricambio generazionale e la semplificazione degli adempimenti amministrativi.
La categoria sollecita infine un confronto permanente con le organizzazioni sindacali prima dell’adozione di provvedimenti che possano incidere sulle attività degli operatori.
Proclamato lo stato di agitazione
La parte conclusiva della comunicazione annuncia formalmente lo stato di agitazione. Le rappresentanze spiegano che l’iniziativa vuole essere, nelle loro intenzioni, uno strumento per ottenere un confronto con le istituzioni e non una contrapposizione pregiudiziale.
La richiesta è quindi quella di una convocazione urgente, con «tempi certi e impegni verificabili».
In assenza di risposte concrete, le organizzazioni affermano di riservarsi la possibilità di promuovere ulteriori iniziative sindacali, comprese manifestazioni, assemblee e mobilitazioni territoriali, nel rispetto della legge e delle decisioni assunte democraticamente dalle rappresentanze degli operatori.
«La nostra richiesta non è quella di essere favoriti. È quella di poter continuare a lavorare», si legge nella comunicazione.
Il documento si chiude con un appello alle istituzioni affinché intervengano prima che le difficoltà economiche si traducano nella chiusura delle attività: «Il tempo delle promesse deve lasciare spazio al tempo delle decisioni»

















































































