
Noi non ci stiamo!
Il progetto che prevede la realizzazione di opere per l’ammodernamento dello STIR è da oltre un mese nel vivo del dibattito politico giuglianese. Esso prevede un intervento per il risanamento delle linee di trattamento e l’implementazione di altre linee che servano per il trattamento di materiali nobili quali carta, cartone, vetro. Il progetto prevede, inoltre, di realizzare in loco un ulteriore impianto di digestione anaerobica che serva per la lavorazione della frazione umida. Quello che possiamo comunemente definire “Biodigestore”.
Come già esplicitato in più di un’occasione, il Comitato è favorevole ad opere che vadano nella direzione della riqualificazione virtuosa degli impianti preesistenti, soprattutto quelli obsoleti, al fine di perseguire l’efficientamento del circuito di raccolta differenziata e il recupero/riutilizzo della frazione secca del rifiuto.
Al tempo stesso, riteniamo che sia in corso un tentativo di “baratto” pericoloso che potrebbe rivelarsi disastroso per il nostro territorio, andando nei fatti a delineare introno allo STIR un nuovo e grosso polo di gestione dei rifiuti, di nuovo a Giugliano, a servizio dell’Ato Napoli 2. Attraverso l’operazione di revamping, e con l’ausilio diun’autorizzazione rilasciata nel dicembre 2020 per un’altra tipologia di impianto, corriamo seriamente il rischio di ritrovarci un nuovo Biodigestore sul territorio, con una capacità di lavorazione di 57.000 t/annue di FORSU e 18.200 t/annue di sfalci, cioè addirittura superiore a quello autorizzato per l’intera città di Napoli – previsto a Napoli est – che andrebbe a lavorare 45.000 t/anno. Il tutto a poche centinaia di metri da impianto di biodigestione esistente – quello della Castaldo high tech – e in un contesto di appurata saturazione dell’area che, stando a quanto riferito in via ufficiale dall’assessore regionale Bonavitacola in occasione di un’interrogazione regionale, sarebbe la prima causa dei “miasmi” che hanno interessato l’area giuglianese.
Per quanto possiamo ritenere utile l’ammodernamento dello STIR, rigettiamo in toto l’ipotesi di trattamento dell’umido in questo modo. Quello che viene oggi proposto nel bacino dello STIR è un impianto lontano dai principi della ristrutturazione ecologica nell’ottica dell’economia circolare per il territorio giuglianese. Una cosa sono gli impianti di compostaggio di piccola taglia deputati al trattamento della FORSU di uno specifico paese, e posto alle sue prossimità, attraverso l’utilizzo di tecnologia aerobica finalizzata alla riduzione del rifiuto e alla realizzazione di un ammendante per l’agricoltura.Altra cosa sono gli impianti di biodigestione (quelli che producono metano e biogas) che necessitano di addizione di altro materiale – soprattutto liquido (reflue di depurazione, reflue zootecnico) – dato che più è umida la massa, più produce biogas, più produce energia generosamente finanziata. Ma, come ci insegna la recente storia da Nord a Sud del paese, questa tecnologia produce un pessimo residuo destinato a discariche, incenerimento o dispersione nei terreni.
In un territorio in cui già insiste un impianto di questo tipoa poche centinaia di metri, che tra l’altro rappresenta uno dei principali indiziati – stante le indagini dell’Arpac – in tema di responsabilità per la pagina nera vissuta nella scorsa estate a Giugliano e dintorni con la vicenda dei miasmi (di cui ancora aspettiamo ferventemente gli esiti delle indagini della magistratura), non possiamo certamente accettare l’opzione addizionale di ulteriori tonnellate di rifiuti umidi che verrebbero trattati in una zona che, dopo le affermazioni fatte dall’Arpac e dall’Assessore all’Ambiente della Regione Campania, ci sentiamo di definire “bomba ecologica”. Un carico eccessivo per il territorio nell’ottica dell’implementazione dell’economia circolare se lo valutiamo alla luce delle89.000 t/annue già smaltite dal Biodigestore della Castaldo.
Il Comitato ancora non è stato interpellato sul punto, diversamente dalle proclamate intenzioni di voler coinvolgere la società civile per una scelta partecipata. Riteniamo inoltre necessaria una presa di posizione da parte dei comuni limitrofi che sarebbero indirettamente coinvolti dalle eventuali scelte fatte nell’assise giuglianese. Scelte che porterebbero la stessa amministrazione comunale giuglianese a smentirsi nei fatti, dato che ha firmato la moratoria contro nuovi impianti sul territorio nell’ambito della Consulta intercomunale. Scelte che, qualora venissero assunte, ci imporranno di tornare alla mobilitazione!
Comunicato del Comitato Kosmos



















































































