Jannik Sinner e Filippo Turetta entrambi 22 anni. Stessa età, quasi stessa latitudine, due ragazzi del profondo Nord, alla ribalta in questi giorni entrambi, ma per motivi diametralmente opposti! il giovane altoatesino è il volto bello e pulito del tennis mondiale. La vittoria in Coppa Davis conquistata domenica in terra iberica giunge dopo ben 47 anni, al termine di una marcia trionfale che lo ha visto battere due volte Medvedev a Pechino e Vienna, sconfiggere Shelton a Bercy e prevalere sul numero uno al mondo, Djokovic, alle Finals. Sinner, con il suo sorriso timido e modi perbene, è educato, corretto e discreto: quel che si dice un bravo ragazzo. Mai una parola polemica, nè un atteggiamento sbagliato verso avversari, arbitro e pubblico. Ad ogni vittoria i suoi primi ringraziamenti ed elogi vanno agli avversari ed ai loro team appena battuti. Dietro quel corpo esile dalla mente d’acciaio c’è però tanto lavoro, tanta determinazione e quello che ha colpito il mondo intero,soprattutto tanta educazione. Sinner a 22 anni ha scelto la luce, la bellezza, il rispetto, l’agonismo gentile che non cede il passo alla presunzione e meno che mai alla sopraffazione. Dopo ogni match vinto con onore, onora i vinti come un personaggio mitologico che di umano sembra avere poco, soprattutto se lo paragoniamo al suo esatto contrario: il narcisista, il manipolatore Filippo Turetta, che ha scelto l’oscurità.. Turetta presunto omicida di chi diceva di amare, la sua ex Giulia Cecchettin . Il ventiduenne veneto secondo l’analisi prospettata dalla criminologa Roberta Bruzzone ha una “personalità narcisistica patologica”,nel dettaglio un “covert passivo aggressivo” che pone in essere “una modalità parassitaria e vessatoria di imporre la propria presenza”. Come? Per esempio, con l’aut aut: “Se non fai quello che dico io, mi uccido”; “se mi lasci, mi uccido”. Secondo Bruzzone queste minacce sono ricatti emotivi, non il segnale di tendenze suicide: “Non ha mai avuto intenzione di uccidersi. Tanto è vero che, quando ne avrebbe avuto ben donde, non l’ha fatto”, spiega in una intervista al Messaggero. Le persone narcisistiche, continua, diventano patologiche “quando non tollerano che qualcuno possa muoversi fuori dalla sfera del loro controllo, della loro influenza”. E il soggetto manipolatore trascina la vittima “piano piano, in questa relazione sempre più asfittica. Il controllo che ha nei confronti della vittima è l’unico filtro che lo separa dall’angoscia depressiva”.
Un profilo che contrasta con il ritratto del “bravo ragazzo”. Ma è tipico del narcisista covert: “È la maschera che lui indossava, perché aveva capito che era un modo efficace per tenere agganciata Giulia. Ma in realtà lui non è mai stato quella persona. Probabilmente Giulia l’ha visto veramente fino in fondo solo quando è stata uccisa quella sera”. Ma cosa vuol dire “covert passivo aggressivo”? “Ci sono diversi modi in cui la patologia narcisistica può manifestarsi. Ci sono quelli un po’ più evidenti: quelli arroganti, che sono convinti di essere i migliori del mondo”, argomenta Bruzzone. “E poi ci sono quelli più subdoli, quelli passivo aggressivi, quelli coperti o covert. Che hanno invece lo stesso sé grandioso, ma temono terribilmente il fallimento. Quindi lo tengono un po’ più custodito, un po’ più nascosto”.

Sono quelli che “si travestono da ragazzi per bene“, come Turetta, “apparentemente molto dimessi, molto tranquilli, finché va tutto come dicono loro”. In caso contrario, può emergere la loro parte violenta e aggressiva. Nel caso di Turetta, lui non sopportava di mostrarsi inferiore a Giulia: “Qui il problema non è la fine della relazione, ma la laurea. Quella era il traguardo pubblico che lui non aveva varcato”.La laurea in ingegneria biomedica era però il primo passo per realizzare il sogno della ragazza: trasferirsi a Reggio Emilia per la Scuola Internazionale di Comics, che aveva cominciato a frequentare dallo scorso ottobre. Aveva passato l’ammissione per il corso triennale di illustrazione e cullava “il sogno di intraprendere una carriera da disegnatrice, in particolare illustratrice di libri per bambini. Tanti traguardi da raggiungere e sogni da realizzare, questa era Giulia, una giovane donna che viveva la vita. Una vita che l’è stata strappata via da Filippo che solo in apparenza era un bravo ragazzo, ma che ad un occhio più attento, scevro da retaggi e condizionamenti sarebbe apparso sin da subito nella sua vera natura. E forse Giulia si sarebbe salvata!
Maria De Rosa



















































































