MES – Di cosa si tratta e il no dell’Italia
Giorgia Meloni, durante la conferenza di fine anno, sì è espressa sulla mancata ratifica italiana del Mes. La premier lo ha definito “obsoleto” auspicando che “Forse la mancata ratifica da parte dell’Italia può diventare un’occasione per trasformarlo in qualcosa di più efficace”.
Ma di cosa si tratta?
Il Meccanismo europeo di stabilità, MES, conosciuto anche come Fondo Salva Stati, è stato istituito nel 2012 ed è regolato dalla legislazione internazionale e, come organizzazione, ha una propria sede a Lussemburgo. Si tratta di una organizzazione intergovernativa dei paesi che condividono l’euro come moneta, e ha il compito di aiutare i paesi che si trovano in difficoltà economica e che non sono in grado di finanziarsi attraverso il collocamento normale di titoli di Stato. Infatti, il MES è nato sulla scia degli interventi nella crisi del debito sovrano avvenuta nel 2010 con gli interventi ripetuti per scongiurare il default della Grecia. Sono vari gli strumenti previsti per aiutare i Paesi in difficoltà: prestiti economici, acquisti di titoli di Stato sul mercato primario e secondario, linee di credito precauzionali, prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche, ricapitalizzazioni dirette delle banche. In cambio del prestito, il Paese beneficiario deve accettare una serie di condizioni, tra cui un programma di rientro e di controllo del debito con piani di aggiustamento macroeconomico, che comprendono riforme draconiane che vanno dalle pensioni alla spesa pubblica.
Alla guida del MES c’è il Consiglio dei Governatori composto dai 19 ministri delle finanze dell’aria dell’euro.
Nello specifico il MES funziona così: i paesi che si trovano in difficoltà finanziarie chiedono l’intervento del MES. Se il consiglio dei governatori, è d’accordo sull’attivazione del MES, dà mandato alla Commissione Europea, di iniziare un negoziato con il richiedente. La Commissione Europea dovrà analizzare lo stato di salute dell’economia del Paese richiedente il prestito e il suo fabbisogno finanziario. Terminata questa analisi la Commissione comunicherà le proprie conclusioni al Consiglio dei Governatori che, a quel punto, potrà decidere se procedere o meno con l’erogazione del prestito.
Il consiglio assume all’unanimità tutte le principali decisioni.
È prevista anche una procedura di voto d’urgenza, ovvero, in caso di minaccia alla sostenibilità economica e finanziaria dell’area euro, è richiesta la maggioranza dell’85% dei voti espressi, concedendo ai paesi con oltre il 15% dei diritti di voto la facoltà di porre il veto sulla decisione finale.
Quindi ci sono Stati, come l’Italia, che hanno, di fatto, un diritto di veto.
Infatti, senza l’Italia, che ha sottoscritto quote per il 17,7% del totale del capitale del MES, così come vale lo stesso per Germania e Francia, l’85% del capitale non è raggiungibile. In parole più semplici, questo significa che Italia, Francia e Germania hanno la possibilità di paralizzare il MES.
Attraverso questo meccanismo, negli anni della grande crisi economica e finanziaria, il MES dal 2010 ha fornito assistenza finanziaria a Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro.
Il Mes è stato messo in campo anche con la crisi a seguito dell’emergenza Covid-19, con una linea di credito per 240 miliardi come sostegno alla crisi pandemica, a disposizione dei Paesi dell’Eurozona per finanziare esclusivamente i costi legati all’emergenza sanitaria anche se finora la linea di credito non è stata usata dai partner Ue.
Il 27 gennaio del 2021 è stata promossa una revisione del trattato istitutivo del MES che richiede il voto favorevole di tutti i sottoscrittori. Cosa che l’Italia, appunto, ancora non ha fatto.
La proposta di riforma interviene sulle condizioni necessarie per la concessione di assistenza finanziaria e sui compiti svolti dal MES, introducendo modifiche limitate. L’aspetto più importante è l’attribuzione al MES di una nuova funzione, quella di fornire una rete di sicurezza finanziaria (backstop) al Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, SRF) nell’ambito del sistema di gestione delle crisi bancarie. Un ulteriore tassello per garantire la stabilità del sistema finanziario europeo.
M. Alessandra Celardo



















































































