Tanta confusione sotto il cielo. La partita per il comune di Napoli sembra più caotica del previsto. L’impressione è che senza un intervento dei leader nazionali, il”teatrino” non avrà mai fine. Nelle ultime settimane sono emersi alcuni profili che, per motivi diversi, non tracciano la strada giusta. Tempi e modi che determinano un disastro in termini politici e culturali. Proviamo a fare un po’ di chiarezza. I tanti, troppi nomi in campo “sparati” in aria confondo i cittadini che si chiedono quale sarà il destino della città. Un metodo al ribasso che l’incapacità dei partiti in questione di trovare la sintesi. Almeno in superficie. Andiamo con ordine. Capitolo Fico. L’attuale Presidente della Camera non si è mai nascosto. Con un M5S in caduta libera e col taglio dei parlamentari, fare il sindaco di Napoli rappresenta per il grillino “de sinistra” un rilancio politico vero e proprio. Un tentativo per sopravvivere politicamente. Un modo per evitare l’estinzione (politica). Del resto il feeling con De Magistris conferma l’ipotesi della sua discesa in campo. Ma c’è un problema ignorato da molti. Fico è il vero candidato sindaco della coppia Pd-M5S a Napoli.
La cui ufficialità chiuderebbe definitivamente qualsiasi ipotesi legata alle primarie. Le stesse primarie invocate da Letta come linea politica in caso di mancato accordo. Qui gatta ci cova. Se Fico non è gradito agli alleati (De Luca, Mastella e Italia Viva in primis) perché il Pd partenopeo si chiude a riccio evitando le primarie? Perché pur di allearsi col M5S si ostina a fare tutto in casa propria? Anche a costo di sconfessare la linea nazionale del partito? Mistero della fede. Dal Nazareno sanno cosa sta accadendo a Napoli? O siamo ai soliti “caminetti” che hanno lacerato la centralità dei territori? Il Pd non vuole le primarie ma deve chiarirne i motivi. Possibilmente utilizzando un linguaggio chiaro e netto. Altrimenti sembra un deja vu in salsa partenopea del “Conte o morte”. Non funziona così. In politica così come nella vita. Diciamocela tutta. Le primarie riducono la possibilità che a trionfare sia il candidato democrat. Così come capiterebbe a qualsiasi partito in corsa. Ma non è tutto. Alle primarie parteciperebbe pure l’unico, vero candidato sindaco attualmente in campo.
Antonio Bassolino. Una sua vittoria stravolgerebbe i piani del Pd. Che non sarebbe più “capofila” di un progetto politico. E tanti saluti ai sogni di gloria. Idem per Manfredi. O quasi. L’ex Rettore della Federico II incasserebbe l’ok di De Luca e dei renziani. Ma sarebbe meno gradito a Sarracino (che coltiva sempre il “sogno Fico”) e ad una parte del Pd campano guidato dal duo Topo-Casillo. Manfredi è una candidatura di prestigio per il suo recente passato. Candidatura autorevole ma divisiva. Inoltre resta da capire qual è il valore aggiunto in termini elettorali che l’ex ministro porterebbe alla coalizione. Misurarsi con le preferenze è un terno al lotto per un “tecnico” seppur di assoluto valore. Su Migliore il discorso cambia. Per il Pd tutto ciò che è riconducibile a Renzi è da tenere a distanza sul piano politico. Pure le pietre conoscono i motivi. Figurarsi se il partito, il cui segretario è uomo di Orlando, concederebbe spazio al nemico giurato della sinistra. I capricci del Pd non finiscono qui e stanno innervosendo gli alleati. Tattica esasperata e nient’altro. Dov’è l’idea di città? Dov’è la visione di sviluppo per il futuro? Una vergogna senza fine che copre di ridicolo tutto e tutti. Napoli non è una barzelletta. Napoli merita un’alternativa distinta e distante dal disastro De Magistris. Ma così si rischia di dargli ragione su molte, molte cose …


















































































