
Il malaffare, negli ultimi decenni, nei nostri territori non ha mai risparmiato la vita amministrativa dei vari Enti locali, anzi ne ha condizionato scelte ed indirizzi.
Le indagini hanno spesso accertato (così come nella relazione degli ispettori nell’ultimo scioglimento del comune di Marano) che sia tra gli Amministratori che tra i dipendenti comunali vi fossero parentele, frequentazioni assidue e cointeressenze conesponenti delle consorterie criminali locali.
(Nel caso maranese addirittura si è costatato che ben 12 dei consiglieri comunali eletti, di cui 5 nella maggioranza, avevanorapporti di parentela, nonché di frequentazione con soggetti connessi a sodalizi criminali.)
Altresì, le indagini hanno spesso rilevato che esiste un’insufficienza ed inconsistenza dell’apparato burocratico degli Enti, che risulta invece essere quasi sempre permeabile a qualunque ingerenza illecita e/o condizionamento esternofavorendo i vari e potenti clan nei territori.
Basti pensare che in taluni casi, attraverso pressioni ricevute, sono stati rilasciati dagli uffici preposti permessi a costruire viziati da illegittimità al fine di favorire direttamente o indirettamente soggetti della criminalità organizzata, in altri invece si è temporeggiato nell’affidamento di un bene confiscato palesando sudditanza al potentato di turno, piuttosto si è rimasti immobili nell’attivare le previste procedure acquisitive delle certificazioni antimafia quando necessario.
Un’istantanea, quella evidenziata, che mostra la contaminazione tra camorra, politica, settori della pubblica amministrazione ed imprese locali che favorisce le più svariate organizzazioni criminali.
Il “silenzio” degli amministratori comunali e la mancanza del loro potere di indirizzo, ispirato ai principi di legalità e giustizia, lascia ai sodalizi malavitosi l’opportunità di operare e trarre massimi profitti.
In tutto questo scenario, però “fortunatamente” esiste una parte dello Stato che lavora per ripristinare la legalità e lo fa anche tramite le innumerevoli interdittive antimafia che vengonoadottate nei confronti di una moltitudine di imprese operanti in svariati comuni per conto dei clan in settori quali quello deltrasporto rifiuti, ristorazione, parcheggi, onoranze funebri, agenzie immobiliari, pubblici esercizi, produzione di carta ed imballaggi, lavori edili, attività di ricevitoria ect.
Qualche giorno fa è giunta la notizia che anche il comune di Villaricca si è aggiunto alla lista degli Enti locali, nell’area Nord di Napoli, che hanno ricevuto il provvedimento di scioglimento per infiltrazioni criminali in meno di un anno e mezzo.
Ricordiamo che appena due mesi prima era toccato al Comune di Marano di Napoli ( 4^ volta nella sua storia) e prima ancora ai comuni di Arzano, Sant’Antimo e Orta di Atella.
Inoltre a Castellammare di Stabia, Torre del Greco, Torre Annunziata e San Giuseppe Vesuviano le Commissioni di Accesso stanno vagliando i fenomeni di corruzione e di infiltrazione che hanno messo in seria discussione le varie giunte locali.
Ancora una volta il rapporto di connivenza tra politica e criminalità appare radicarsi sempre più in Campania.
Politica e camorra, due realtà che dovrebbero contrapporsi nettamente nella gestione amministrativa dei territori e degli affari locali, vanno fin troppo a braccetto.
Lo scioglimento di una Civica amministrazione è un evento traumatico che colpisce la città intera, che si vede addossata, a causa di chi sceglie di vivere nell’illegalità, di un marchio infamante.
Il malaffare cancella il tessuto socio-culturale dei territori, del Paese intero.
Si è ben conosci che la legge prevede che le responsabilità, civili o penali, siano in capo al singolo individuo eppure, nei casi di uno scioglimento di un Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, ad essere coinvolti sono sempre tutti i cittadini.
L’attuale normativa è abbastanza datata e va cambiata, migliorata e soprattutto va potenziata poiché, come detto, a pagarne le conseguenze è spesso una comunità intera mentre chi è l’artefice di uno scioglimento non viene sanzionato.
Un’Amministrazione locale subisce il provvedimento di scioglimento quasi sempre perché palesa falle amministrative o inerzie che, in qualche modo, agevolano ambienti malavitosi e,solitamente, si valuta sempre se esiste una permeabilità tra gli amministratori e/o dirigenti di settore con le strutture criminali locali, ovvero se esista un condizionamento diretto o indiretto di chi ha il compito di gestire la cosa pubblica.
Nelle realtà dove l’indice criminale e di mafiosità èparticolarmente alto, lo Stato deve intervenire con decisione attraverso l’invio di funzionari capaci, competenti e che non siano semplici traghettatori verso nuove elezioni, ma che talvolta “impopolari” come primo atto della propria gestione mettano mano alla macchina comunale, adottando turn over dei dipendenti nei vari uffici e possano di concerto con i ministeri preposti attuare nuove assunzioni pubbliche migliorando la qualità dei servizi.
Poi spetta alla politica mostrarsi attenta e pronta nel creare strumenti idonei e necessari per combattere gli interessi malavitosi, ma anche generare una classe dirigente autorevole e competente che abbia visione e sappia gestire sempre meglio lecittà.
Infine è fondamentale, però che anche i cittadini compiano uno sforzo maggiore di attenzione nella scelta della propria rappresentanza nelle istituzioni territoriali.
Si necessita di un rinnovamento culturale e di un forte coraggio nel decidere se si vuole essere, una volta e per tutte, contro quel cancro che è la delinquenza oppure esserne semplicemente complici.
Referente territoriale
Gruppo Marano di Napoli in Azione

















































































