
Terra dei fuochi, bruciano i campi Rom!
Un’estate particolarmente torrida quella che stiamo vivendo quest’anno, un caldo estremo su tutta la penisola, unito alla mano incendiaria dei piromani ha fatto si che, ancora una volta bruciassero ettari di foreste e boschi in tutta Italia. Non fa eccezione la nostra Campania, dove pure si registrano diversi incendi. Ma da noi a bruciare non sono solo boschi e foreste ma anche i rifiuti tossici sparsi in giro per le campagne in apposite minidiscariche o quelli presenti nelle vicinanze dei campi Rom.
Sono mesi, infatti, che assistiamo all’innesco di numerosi incendi quasi in ogni campo Rom presente sul territorio di Napoli e della sua provincia.
Siamo passati dal rogo scoppiato nel campo di Giugliano agli inizidi giugno, dopodiché è toccato, il 24 giugno, al campo di Caivano, poi si è passati a quello dell’ex campo di Scampia, diventato poi una discarica a cielo aperto, con i probabili danni strutturali causati al ponte di raccordo dell’asse mediano; solo cinque giorni fa abbiamo assistito alle immagini terribili che provenivano dal campo di Barra, con l’evacuazione di tutti i presenti nel campo. Il 12 agosto tocca nuovamente al campo rom di Caivano ardere i rifiuti e le plastiche presenti. Infine, è di ieri la notizia del rogo al campo di Casoria, dove un’alta colonna di fumo si è alzata inlocalità Cantariello, anche in questo caso è forte la presenza di un odore acre di plastica bruciata e di rifiuti.
Nell’intera area metropolitana di Napoli e nella provincia di Caserta i roghi vengono appiccati in continuazione. Il sistema di prevenzione è completamente saltato e i vigili del fuoco sono costretti ad un super lavoro correndo da una parte all’altra del territorio in una lotta impari contro i criminali ambientali.
Sembrerebbero tutti una serie di torride fatalità, eppure,tutt’intorno aleggia il puzzo di una strategia oscura, orchestrata ad hoc da chi gestisce il mercato delle ecomafie al fine di potermassimizzare il profitto derivante dallo smaltimento illecito dei rifiuti tossici di ogni genere.
In tutto questo bailamme, sembra veramente evanescente, se non del tutto nullo, l’interesse della politica locale e delle istituzionigovernative sul fenomeno roghi/campi Rom, si leggono alcuni comunicati sparuti ma nulla di concreto viene fatto.
C’è bisogno di cambiare le norme vigenti a tutela dell’etnia rom, va detto che l’Italia è l’unico paese in Europa in cui esistono i campi rom come siamo abituati a conoscerli. Ovvero container e baracche di legno, gestiti dal Comune, dove i rom sono caldamente invitati a vivere in “condizioni inumane e degradanti”, così come definito dalla Commissione diritti umani al Senato. Inoltre, va detto che nel bilancio dello Stato, le politiche per l’integrazione e l’inclusione hanno comportato voci di spesa elevatissime senza far registrare alcun miglioramento concreto nelle condizioni di vita di rom e dei sinti, ma ne hanno sistematicamente violato i diritti umani, stabilendone la vita in campi dove secondo la European Committee of Social Rights è impossibile condurre una vita dignitosa.
Se è vero, come le diverse indagini svolte dalla magistratura negli ultimi anni hanno dimostrato, che buona parte degli sversamentiilleciti avviene nei campi rom e che le ecomafie territoriali si servono della manovalanza arruolata nei campi per smaltire illegalmente i rifiuti, quanto sta accadendo in questi mesi non può passare sotto silenzio o come “normale amministrazione” nella Terra dei fuochi, ma bisogna che i magistrati e le forze dell’ordine sul territorio indaghino, per dipanare i collegamenti tra imprese conniventi, ecomafie e politica locale corrotta.
Il giro economico dietro tale “sistema” è enorme e fa capo alle famiglie camorristiche locali che in tal modo contribuiscono ad eliminare i rifiuti illeciti di una parte dell’imprenditoria malsana,campana e nazionale.
Sono anni che diversi comitati cittadini si battono contro l’aumento dei roghi tossici su tutto il territorio, ma da soli non possono risolvere questo dramma se non accanto ad una classe politica nuova, seria e competente, che voglia realmente portare un cambiamento dello status-quo e che si ponga da scudo contro le logiche affaristiche e senza scrupoli della ecomafie, degli interessi loschi di chi fa da collante tra i diversi ingranaggi di un sistema mafioso, che sfrutta e raccoglie manodopera a basso costo laddove lo Stato è assente, come troppo spesso accade in questi campi, dei veri e propri ghetti e baraccopoli in cui le istituzioni a malapena e con poca voglia si avvicinano, se non con alcuneassociazioni e sempre più di rado.
C’è bisogno che l’integrazione sia reale e non solo uno slogan elettorale sventolato a cadenze stabilite per i soli fini elettorali!
Renato Scognamiglio

















































































