Consulente finanziario presso Credem con incarico di Regional Manager
10 dicembre 2023 – Tempo di lettura: 4 minuti.
Mancano solo pochi giorni al 31 dicembre 2022, ultimo giorno nel quale sarà possibile usufruire della cosiddetta “Quota 102”, la formula che consente di accedere alla pensione per quei lavoratori che possono contare su almeno 38 anni di contributi ed un’età anagrafica di 64 anni. Infatti, a partire dal 2023 torneranno in vigore i requisiti per il pensionamento stabiliti dalla legge Fornero, ma alla Camera sono in discussione varie eccezioni per limitare lo “scalino” che si verrebbe a creare dal prossimo 1° gennaio. È una questione di risorse, quelle che occorrono per finanziare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, ulteriormente ridotte quest’anno dalla necessità di finanziarie l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, con un conto che dovrebbe essere vicino ai 20 miliardi di euro.
Ma andiamo per ordine, cercando di capire quali sono le norme che andrebbero in vigore a partire dal prossimo anno. Con il venir meno della “Quota 102”, alla generalità dei lavoratori non rimarrebbe che rispettare i requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia o per quella anticipata, ovvero i seguenti:
La tabella che segue sintetizza le regole di base:
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Tipologia pensione |
Requisito contributivo |
Requisito anagrafico |
Finestra |
|
Vecchiaia ordinaria |
20 anni |
67 anni |
No |
|
Vecchiaia “giovani” * |
5 anni |
71 anni |
No |
|
Anticipata uomini |
42 anni e 10 mesi |
Nessuno |
3 mesi |
|
Anticipata donne |
41 anni e 10 mesi |
Nessuno |
3 mesi |
|
Anticipata “giovani” * |
20 anni |
64 anni |
No |
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*Soggetti privi di anzianità contributiva al 31.12.1995 |
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Queste regole di base prevedono eccezioni più favorevoli nel caso di lavoratori precoci e di categorie di lavori considerate particolarmente usuranti. A queste eccezioni dovrebbero aggiungersi le cosiddette “Quota 103” ed “opzione donna”previste nella bozza alla legge di bilancio.
La Quota 103 prevede, per i lavoratori che matureranno i requisiti entro il 31.12.2023, di accedere alla pensione di anticipata con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi; ciò consentirà di ottenere la pensione con 10 mesi di anticipo per le donne ed 1 anno e 10 mesi per gli uomini rispetto alla regole generali illustrate innanzi per la pensione anticipata “ordinaria”.
L’ “Opzione donna”, la cui proroga è presente anch’essa nella bozza alla legge di bilancio 2023, è una forma prepensionamento a favore delle lavoratrici che posseggono specifici requisitianagrafici e contributivi. Quelli proposti per il 2023 prevedono la necessità di avere entro il 2022 almeno 60 anni di età e 35 anni di contributi (con il requisito anagrafico che scende a 59 se si ha un figlio ed a 58 in caso di due o più figli). A questi requisiti se ne aggiungono altri che renderanno assai limitato l’utilizzo di questa opzione, ovvero ricadere in almeno una di queste ipotesi: 1) essere una “caregiver”, cioè prendersi cura da almeno sei mesi di un parente stretto convivente con handicap grave; 2) avere una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%; 3) esserestate licenziate o essere dipendenti di un’azienda in difficoltà. Chi sceglie questa opzione dovrà anche accettare che la pensione venga calcolata interamente con il più penalizzante metodo contributivo.
A queste due opzioni appena illustrate, si aggiunge la cosiddetta “Ape sociale”, rivolta a quei lavoratori che hanno almeno 63 anni e si trovano in particolari situazioni, quali la perdita del posto di lavoro, essere “caregiver”, avere una ridotta capacità lavorativa o che abbiano svolto particolari professioni.
In attesa dell’approvazione della legge di bilancio, non resta che sperare in una futura riforma pensionistica che sia più organica, non basata su mille eccezioni particolari, ma che preveda regole certe e stabili e che consenta, magari a fronte di penalizzazioni in termini di importo della pensione, una maggiore flessibilità di uscita dal mondo del lavoro. Solo così si potranno conciliare le esigenze di contenimento della spesa pubblica con una maggiore libertà nel poter decidere se e quando interrompere l’attività lavorativa in relazione alle proprie esigente personali e familiari.

















































































