
Mare fuori: il successo inaspettato
E aldilà delle aspettative il successo riscosso dalla serie “Mare Fuori”. La serie tv, scritta da Cristina Farina e Maurizio Careddu e arrivata alla terza stagione, racconta la realtà carceraria minorile di un gruppo di ragazzi rinchiusi nell’Istituto di Pena Minorile di Napoli. Giovani talenti insieme ad attori più conosciuti, sono stati uno dei mix vincenti di questa serie da poco approdata su Netflix e di cui non ci si aspettava un tale seguito. Il vero successo di questa serie, però, è la capacità di coinvolgere il pubblico, non solo adolescenziale, entrando nel cuore delle persone anche se vengono narrate storie di violenza provocata direttamente o come conseguenza di una “educazione” familiare o semplicemente provocata per errore. Storie di ragazzi dove molte volte il confine tra il bene ed il male e così labile che basta veramente poco per decidere di seguire o l’una o l’altra strada. Ed è in questo momento di scelta che intervengono loro, gli adulti che li circondano, per tendere una mano a chi perpetra quella violenza laddove essa rappresenta, invece, un grido di dolore, di aiuto. E a questi si cerca di dare un’altra opportunità, perché la maggior parte di loro sbaglia senza sapere cosa sia effettivamente giusto e cosa sia sbagliato. E non tutti hanno la fortuna di avere qualcuno
che glielo spieghi. Forse è per questo che questa serie piace al pubblico, perché mostra il disagio di questi giovani intrappolati nei loro stessi errori, carnefici e vittime di loro stessi. Nonostante l’aiuto del direttore, degli educatori e di chi lavora nella struttura per tentare di educarli non sempre c’è il lieto fine, perché qualcuno reitera la pena. Ma ci sono anche ragazzi che sanno di aver commesso un errore e lo riconoscono addirittura dimostrando a se stessi che si può cambiare. Tutto questo è accompagnato da un linguaggio crudo, forte e dall’utilizzo del dialetto napoletano per rendere ancora più incisivo lo stato d’animo di questi ragazzi. Ma potrebbe bastare la vista dell’O mar for per riaccendere qualche speranza.
M.Alessandra Celardo
















































































