Più Uno”: il progetto di Ernesto Maria Ruffini che prova a ridisegnare il centrosinistra
Mentre il panorama politico italiano attraversa una fase di stallo tra vecchie coalizioni e nuove alleanze, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, cerca di dar vita a un’alternativa concreta e partecipata con “Più Uno” — un progetto che, a pochi mesi dal lancio, mostra una crescita che non può più passare inosservata.
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Cos’è oggi “Più Uno”
- Il movimento nasce ufficialmente nella primavera 2025, a partire dalla pubblicazione del libro-manifesto “Più uno. La politica dell’uguaglianza”.
- L’obiettivo è chiaro: superare la dicotomia tradizionale tra partiti radicati e movimenti “usa e getta”. “Più Uno non è — per ora — un partito”, ha spiegato Ruffini, ma una rete attiva di comitati territoriali, pensata per “costruire dal basso” e riavvicinare i cittadini alla politica.
- Il simbolo e il nome richiamano idealmente la stagione del centrosinistra moderato legato al progetto dell’Ulivo: non un caso, secondo Ruffini, ma un deliberate riferimento culturale e generazionale.
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L’ascesa: oltre 300 comitati in tutta Italia
A novembre 2025 “Più Uno” annuncia di aver raggiunto più di 300 comitati locali su scala nazionale.
Il 15 novembre – data simbolica — si è tenuta a Roma la prima assemblea organizzativa, con l’intento di trasformare il progetto in una struttura stabile, aperta, radicata nelle realtà locali.
In quell’occasione Ruffini ha lanciato un appello: «Ogni persona può fare la differenza. Un’ora a settimana per un comitato, una proposta da portare, una persona da coinvolgere, un progetto da costruire» — perché la politica, secondo lui, “non è un reality show” ma un impegno reale, collettivo e responsabile.
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Un’alternativa all’attuale centrosinistra: critica a un “campo largo” che si è rassegnato
Secondo Ruffini, il tradizionale centrosinistra — oggi incarnato dal Partito Democratico — avrebbe ormai perso la sua capacità di essere “vasto” e inclusivo. Invece di aprirsi a componenti civiche, liberali e moderate, il PD si sarebbe chiuso in una rigidità che lo allontana da chi si è disinnamorato della politica.
Per questo “Più Uno” si propone non come un semplice “contenitore elettorale”, ma come un laboratorio di idee: basato su partecipazione, ascolto, merito e concretezza. Un progetto che vuole parlare soprattutto a chi si sente escluso — periferie, giovani, persone dimenticate.
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Le prossime tappe: da movimento a “referendum politico”
Ruffini e i promotori di “Più Uno” guardano con ambizione al prossimo futuro: l’idea è arrivare, nella primavera 2026, a capire se la rete degli attivisti potrà trasformarsi in una “forza reale”, capace di incidere sul panorama politico nazionale.
Non è escluso che, con il crescere dei consensi, “Più Uno” possa cominciare a proporsi come interlocutore credibile — nella società e nelle istituzioni — riportando al centro la partecipazione e il protagonismo civico.
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Perché “Più Uno” è oggi un nome da tenere d’occhio
- Perché arriva in un momento di forte disillusione elettorale: l’astensionismo e la sfiducia verso i partiti tradizionali sono alti, e “Più Uno” si propone come risposta a chi non si sente rappresentato.
- Perché propone un modello diverso: meno retorica, meno media, più territorio, ascolto, concretezza.
- Perché presta attenzione alle disuguaglianze reali, ai bisogni di chi troppo spesso resta fuori dai radar della politica — periferie, lavoro, diritti, servizi.
Al momento, “Più Uno” è un cantiere aperto. Ma in un’Italia dove molti sentono che la politica non li rappresenta più, la proposta di Ruffini potrebbe rappresentare una carta da giocare seriamente.


















































































