Frattamaggiore, cento giorni di amministrazione: Lamberti attacca: «La discontinuità è rimasta uno slogan»
Movida, verde pubblico, caditoie, potature, Festa Patronale e macchina amministrativa: il consigliere di minoranza passa in rassegna le criticità e incalza la maggioranza. «Doveva cambiare tutto. Per ora la città aspetta ancora»
Cento giorni. Il tempo sufficiente, secondo Antonio Lamberti, consigliere comunale di minoranza a Frattamaggiore, per capire se la tanto annunciata «discontinuità» sia diventata davvero azione amministrativa o sia rimasta soprattutto una promessa.
E il giudizio politico espresso da Lamberti è netto: «La discontinuità è rimasta uno slogan?»
In un lungo intervento pubblicato sui social, il consigliere sceglie di non fermarsi agli annunci e mette in fila una serie di questioni che, a suo giudizio, rappresentano la cartina di tornasole dei primi cento giorni.
«Doveva cambiare tutto. Metodo nuovo. Passo nuovo. Stile nuovo. Discontinuità con il passato», scrive Lamberti. Poi arriva la stoccata: «Più che una rivoluzione sembra essere cambiata soprattutto la narrazione».
Movida: controlli per poche settimane
Il primo punto riguarda la sicurezza e la gestione della movida. Lamberti contesta la durata dei posti di blocco annunciati per disciplinare il fenomeno: secondo il consigliere, i controlli sarebbero durati appena «due o tre settimane».
Il problema, nella sua lettura, non sarebbe quindi soltanto quello di intervenire, ma di garantire continuità agli interventi.
Verde pubblico: il problema torna insieme all’erba
Poi c’è il verde pubblico. Il decespugliamento ordinario, osserva Lamberti, sarebbe stato presentato come un segnale di cambiamento, ma in diverse zone della città gli interventi, secondo quanto sostiene il consigliere, non sarebbero stati completati oppure l’erba sarebbe già ricresciuta.

Una fotografia che porta Lamberti a contestare una gestione basata, a suo giudizio, più sull’annuncio del singolo intervento che sulla programmazione della manutenzione.
Caditoie e potature: «Serve programmazione»
Stesso discorso per la pulizia delle caditoie. Lamberti sostiene che l’intervento non risulterebbe ancora completato sull’intero territorio comunale e richiama l’attenzione sulle zone che sarebbero ancora in attesa dei lavori.
Sul tavolo finisce anche la potatura degli alberi, sia sul territorio comunale sia negli istituti scolastici.
Secondo il consigliere, sarebbe ancora assente una programmazione strutturata e non risulterebbero ancora adottati gli atti necessari per procedere all’affidamento del servizio nel periodo ritenuto utile per gli interventi.
Il messaggio politico è chiaro: non basta correre dietro alle emergenze, bisogna arrivarci prima.
Festa Patronale, la domanda è: chi fa cosa?
Altro fronte caldo è quello della Festa Patronale.
A pochi giorni dagli appuntamenti, Lamberti chiede una comunicazione organica sul programma complessivo delle iniziative. E mette sul tavolo una serie di domande: quali eventi sono organizzati o finanziati direttamente dal Comune? Quali sono invece promossi da associazioni, enti o privati? Quali sono gli appuntamenti ufficiali? Quali date e quali modalità organizzative?
Per il consigliere non è una questione secondaria.
Una Festa Patronale, sostiene, non può essere «un insieme di eventi» comunicati attraverso una successione di post, locandine e comunicazioni separate. Per una manifestazione così sentita dalla comunità, sostiene Lamberti, servirebbero chiarezza, programmazione e comunicazione tempestiva.
Il vero campanello d’allarme? La macchina comunale
Ma è sulla macchina amministrativa che arriva forse l’affondo più pesante.
Il cambio del Segretario generale e la quiescenza del dirigente del I Settore si inseriscono, secondo Lamberti, in un Comune già alle prese con carenze di personale e carichi di lavoro elevati.
E qui il consigliere pone una domanda precisa alla maggioranza: come si intende evitare che questi passaggi producano ulteriori rallentamenti negli uffici?
Perché, osserva, mentre cambiano i vertici amministrativi e occorre garantire continuità al I Settore, la macchina comunale non può permettersi di fermarsi.
«I cittadini aspettano certificati, atti, procedimenti e risposte», ricorda Lamberti. E aggiunge un concetto destinato a diventare il filo conduttore della sua critica: la politica deve programmare prima, non rincorrere le emergenze dopo.
«La discontinuità non si misura con i post»
È qui che il consigliere torna al punto di partenza.
Per Lamberti, amministrare non significa realizzare un intervento, comunicarlo sui social e considerare chiusa la partita.
«Amministrare significa programmare e garantire continuità», sostiene.
E così l’elenco torna a comporsi: controlli sulla movida, manutenzione del verde, caditoie, potature, Festa Patronale e organizzazione degli uffici.
Questioni diverse, ma che nella lettura di Lamberti hanno un denominatore comune: la distanza tra gli annunci e la continuità dell’azione amministrativa.
«La discontinuità non si misura con i post – afferma –. Si misura con gli atti, con la programmazione, con la continuità degli interventi e con la capacità di far funzionare quotidianamente la macchina comunale».
Da consigliere di minoranza, Lamberti assicura che continuerà con «proposte, interrogazioni, segnalazioni e controllo degli atti».
Poi la chiusura, volutamente provocatoria:
«Senza pregiudizi, ma anche senza sconti».
E ancora una volta la domanda: «Dopo cento giorni, la discontinuità dov’è?»
La conclusione è affidata a una frase che sintetizza l’intero intervento: «Doveva cambiare tutto».
Per Lamberti, però, il cambiamento annunciato non avrebbe ancora trovato piena traduzione in programmazione, continuità e risultati.
E così, dopo i primi cento giorni, la sfida politica resta tutta aperta: agli annunci dovranno seguire gli atti. E agli atti, i risultati.
















































































