di Antonio Parrella
“Caivano, parole e colori per fa rinascere la città”. E’ il progetto ideato e promosso dall’associazione culturale “Sveglia Caivano”, fondata dall’instancabile Nino Navas e presieduta da Mena Ambrosio (nella foto sotto con Navas). Un’iniziativa, messa a punto con il Patrocinio di Città Metropolitana, Consorzio Csa Asi Caivano, Accademia Italiana Arte e Letteratura e corrente Pittorica Effettismo.

Teatro dell’evento, che si svolgerà domenica 17 dicembre 2023 a Caivano (inizio ore 16,30), sarà l’ottocentesco “Palazzo Capece” di Corso Umberto I (nella foto in basso), che si trasformerà in un vero e proprio laboratorio culturale ed artistico con visite guidate, mostre di pittura, musica e presentazione di libri.

Ospite d’eccezione della manifestazione, ad ingresso libero, sarà don Antonio Loffredo, parroco del rione Sanità, che in questi anni ha portato avanti il progetto di valorizzazione delle catacombe partenopee, sviluppando una cooperativa costituita da giovani del posto che hanno accompagnato in loco migliaia di visitatori.
I partecipanti saranno accolti da figuranti con abiti d’epoca. In programma, tra l’altro, la visita guidata degli ambienti, che si concluderà con il percorso tra le opere esposte nella mostra pittorica del maestro Mattia Fiore e quella fotografica di Lello Fusco. Seguirà uno spazio dedicato alle “parole” e alla musica con la presentazione di quattro libri di altrettanti autori caivanesi: Alfredo Giraldi (N.N. Napoli Nord), Giuseppe Bianco (L’infinita storia delle piccole cose), Anna Fiola (Ho chiesto rifugio al mondo) e Chiara Imbimbo (Lasciami andare). La serata, moderata dal giornalista e prezioso comunicatore dell’associazione Sveglia Caivano, Antonio D’Ascoli, sarà allietata da momenti musicali della Periferic Quartet Swing.
“Il nostro obiettivo – spiegano Nino Navas e Mena Ambrosio – è consolidare il senso di appartenenza ed il valore delle radici. Vogliamo far sì che la comunità riscopra un altro suo pezzo di storia e di identità. Si può guardare al futuro solo se si conosce il proprio passato, perché si ama ciò che si conosce e si conosce ciò che si ama”.



















































































