Mostra di Autoritratti di Humans

HUMANS OF FRATTAMAGGIORE: L’ALBERO DEI RITRATTI Una mostra di Pasquale Esposito
a cura di Diego Ferrante
Humans of Frattamaggiore parte nel 2019 quando Pasquale Esposito, ispirato dal lavoro di Brandon Stanton a New York, inizia a raccogliere i ritratti fotografici dei cittadini di Frattamaggiore, assieme a una breve descrizione scelta da ognuno per raccontare se stesso e la propria storia. Dopo ogni sessione, le immagini sono state pubblicate online e saranno raggruppate in un archivio dedicato presso l’Istituto di Studi Atellani.
L’iniziativa ha mutuato da Stanton un carattere erratico, frammentario, eppure, l’assenza di un impianto analitico più rigoroso non ha pregiudicato l’intento documentativo che la alimenta: in poco più di un anno, infatti, Esposito ha realizzato oltre 150 ritratti e si propone di raccogliere un numero ancora maggiore di testimonianze, una raccolta il più possibile numerosa che racconti il tessuto urbano della città. Questo sforzo di tenere insieme documento e racconto è un tratto distintivo del progetto nonché il punto di partenza della mostra Humans of Frattamaggiore: L’albero dei ritratti, organizzata dall’Istituto di Studi Atellani e curata da Diego Ferrante.
Davanti a un ritratto, spesso cerchiamo di capire cosa rivelino i lineamenti del volto dei tratti psicologici o della biografia di una persona, ma camminando lungo il percorso espositivo è la serialità degli scatti a catturare l’attenzione. Nella cornice di Santa Maria delle Grazie, le fotografie sono state posizionate su delle strutture verticali che corrono verso l’alto, come getti dell’olmo che in passato occupava lo spazio antistante la chiesa. E se i ritratti testimoniano la vita e le esperienze di ognuno, questi rami ancora verdi raccontano il territorio in cui i soggetti sono cresciuti o finiti per abitare. L’archivio fotografico inaugurato da Esposito si rivolge direttamente a chi visita la mostra per individuare una continuità tra le fotografie, una corrispondenza (per quanto silenziosa) che leghi gli elementi fisiognomici e la città. Cosa distingue le vie, i portali, le piazze di Frattamaggiore dai suoi cittadini? Quale impatto hanno nella mia vita eventi e persone di cui non sapevo l’esistenza?
L’invito a non eludere questo gioco di rimandi tra dimensione individuale e contestuale è un’occasione per allenare la nostra memoria (non solo personale ma storica e culturale) e non sentirci estranei alle risorse o ai problemi del luogo in cui viviamo.
Ogni storia raccolta da HoF conserva la sua unicità ed è ugualmente parte di un ritratto collettivo fatto di ritagli e legami istintivi. Costruire un archivio, disegnare una mappa, allora, è soprattutto un espediente per orientarsi e rendere visibile ciò che di solito non è visto. Nel progetto intrapreso da Esposito con l’Istituto di Studi Atellani, così come nelle aspirazioni di Stanton, c’è un resoconto dei nostri giri abituali, delle intenzioni, dei saluti. Ma nella frastaglia di rami e foglie gli scatti si intrecciano intorno a uno stesso centro di gravità. Geografico, sociale, culturale. E prima di tutto affettivo. Del resto, perché si disegna una mappa, se non per essere ritrovati

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