Ambulanti in allarme: “Le modifiche al Testo Unico sul commercio mettono a rischio il settore”
Il presidente di “Insieme per Federico Del Prete”, Vincenzo Del Prete, denuncia: “Chi ha scritto questa legge conosce davvero i problemi della categoria?”
Napoli – Cresce la protesta tra gli ambulanti campani dopo l’approvazione delle modifiche alla Legge Regionale n. 7 del 21 aprile 2020, il Testo Unico sul Commercio. Le nuove disposizioni, che entreranno in vigore dal 30 settembre 2025, cambiano in modo sostanziale la disciplina del commercio su aree pubbliche, introducendo novità che secondo gli operatori rischiano di compromettere la sopravvivenza del settore.
A denunciare le criticità è Vincenzo Del Prete, presidente dell’associazione “Insieme per Federico Del Prete”, che rappresenta centinaia di commercianti ambulanti campani.
“In Campania oggi sono presenti circa 25 mila imprese ambulanti – spiega Del Prete –. Con le modifiche appena approvate, gli ambulanti non avranno più lo spazio tra i posteggi e gli spuntisti storici non potranno più concorrere per l’assegnazione del posto che hanno sempre scelto.
Se i Comuni saranno inadempienti, i posteggi vuoti non potranno più essere occupati. Questa è solo una parte dei problemi creati agli operatori. Ma chi ha scritto questa legge conosce davvero la nostra realtà? Ha ascoltato la categoria? Con chi si è confrontato?”

La L.R. 7/2020 regolamenta in Campania il commercio al dettaglio, sia in sede fissa che su aree pubbliche, disciplinando il rilascio delle concessioni, la durata dei titoli, la gestione dei mercati e le modalità di assegnazione dei posteggi.
Le modifiche approvate nel 2025 intervengono principalmente su tre punti:
- Eliminazione degli spazi tra i posteggi – le nuove norme puntano a un “riordino” delle aree mercatali, con accorpamento dei banchi e riduzione delle distanze tra gli operatori.
Secondo gli ambulanti, questa misura penalizza la sicurezza e l’accessibilità dei mercati, aumentando il rischio di caos e conflitti tra concessionari. - Limitazione per gli “spuntisti” – la riforma prevede che i cosiddetti “spuntisti” (coloro che occupano temporaneamente i posteggi non assegnati) non possano più concorrere per i posti liberi se non tramite nuove procedure pubbliche.
Viene meno la possibilità per molti operatori storici di lavorare stabilmente nei mercati dove operano da anni, in attesa di un’assegnazione definitiva. - Blocco dei posteggi in caso di inerzia dei Comuni – se gli enti locali non aggiornano in tempo i piani comunali del commercio, i posteggi vuoti non potranno essere temporaneamente occupati.In molti comuni campani, dove la burocrazia è già lenta, questo potrebbe tradursi in decine di spazi deserti e in un drastico calo delle presenze nei mercati.
La contestazione più forte non riguarda solo il contenuto delle modifiche, ma anche il metodo.
Del Prete denuncia l’assenza di un vero confronto con le associazioni di categoria, che da anni chiedono un tavolo tecnico permanente con la Regione Campania.
“Non siamo stati convocati, nessuno ha chiesto un parere agli operatori. Questa legge è stata scritta senza conoscere la quotidianità del lavoro ambulante”, ribadisce il presidente dell’associazione “Insieme per Federico Del Prete”.
Il commercio ambulante in Campania conta circa 25 mila imprese e rappresenta una parte rilevante dell’economia informale e di prossimità. Dopo la pandemia e la crisi dei consumi, gli operatori lamentano un progressivo abbandono da parte delle istituzioni, tra burocrazia crescente, controlli disomogenei e assenza di programmazione.
Le modifiche al Testo Unico, se non accompagnate da misure di sostegno e concertazione, rischiano – secondo le associazioni – di accelerare la crisi del settore e di cancellare una parte importante del commercio tradizionale campano.
“Insieme per Federico Del Prete” chiede alla Regione un confronto urgente per correggere le criticità prima dell’entrata in vigore della legge e per costruire, insieme agli operatori, un modello di commercio su aree pubbliche che tuteli sia la legalità che il diritto al lavoro.

















































































