Julián Assange è un criminale? Il verdetto del processo al fondatore di Wikileaks
Si è concluso da poco più di 24 ore l’ultimo capitolo della complessa saga giudiziaria di Julián Assange, il caporedattore di WikiLeaks.
Il giornalista australiano, coinvolto in un processo intricato che attraversa quattro paesi – Australia, Svezia, Gran Bretagna e America – affronta una serie di accuse che spaziano dal presunto stupro al reato di spionaggio.
L’ombra più cupa che si proietta su Assange è la prospettiva di una detenzione di 175 anni o addirittura la pena capitale, qualora la richiesta di estradizione negli Stati Uniti venisse accolta dai giudici britannici, il cui verdetto dell’ultimo appello è stato posticipato al 5 marzo.
Il destino di Assange, diventato simbolo del libero giornalismo e della difesa dei diritti umani, è ancora tutto da scrivere. La sua attività di divulgazione di documenti top secret, che rivelano crimini di guerra in Afghanistan e Iraq, nonché intrusioni nella privacy orchestrati dalla CIA e i fragili equilibri geopolitici in Medio Oriente e Asia, ha posto il giornalista nell’occhio del ciclone
Il richiamo alla saggezza del Buddha, “Tre cose non possono essere nascoste a lungo: la Luna, il Sole e la Verità,” è presente nella prima pagina di WikiLeaks ed è eloquente sulla causa di Assange, costretto persino a sette anni di confino nell’ambasciata ecuadoriana a Londra per sfuggire all’arresto. Paradossalmente, la sua lotta per la verità è divenuta oggetto di attacco, trattata come un presunto crimine.
L’attacco ad Assange è diventato emblematico, spingendo migliaia di persone a scendere nelle piazze di tutto il mondo al grido di “Free Assange”. Questo evento risonante riflette una preoccupazione globale per la libertà di stampa e i diritti umani.
Edward Snowden, ex analista dell’NSA e noto per aver rivelato il massiccio programma di sorveglianza globale, ha condiviso riflessioni significative sulla vicenda di Julian Assange:
“La persecuzione di Julian Assange è un campanello d’allarme per la libertà di stampa e l’accesso all’informazione. La sua causa è una difesa non solo della sua libertà, ma di tutti coloro che cercano di portare alla luce verità scomode. Quando la verità è perseguitata, è la stessa democrazia a essere minacciata.”
La speranza resta che la giustizia faccia il suo corso perché se si condanna Assange, si condanna la libertà di parola.
Nicoló Del Prete ( 5D , Liceo Miranda , Frattamaggiore)



















































































