Caivano, contro la guerra in Ucraina scendono in campo amministrazione comunale, chiesa e cittadini

Caivano, contro la guerra in Ucraina scendono in campo amministrazione comunale, chiesa e cittadini

CAIVANO. La marcia per la pace in Ucraina e nel mondo intero. La fiaccolata della speranza. Enzo Falco (nella foto di copertina) è la suggestiva immagine di un sindaco che si “carica” sulle spalle la bandiera gialloblù dell’Ucraina, portando con sè l’immenso peso di una folle guerra scatenata dalla Russia, ma definita dalla stessa soltanto come una mera operazione militare. I fatti, purtroppo, stanno dimostrando, ben altro.

E l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia ne è la conferma. Contro la guerra in atto, e per il ripristino della pace, è scesa in campo anche la comunità caivanese, capeggiata dal parroco della chiesa di San Pietro Apostolo, don Peppino Esposito, che ha promosso l’iniziativa, e dal sindaco Enzo Falco.

Ma a sfidare la gelida temperatura della serata di giovedì 3 marzo 2022, per “rivendicare” a gran voce la Pace, oltre ad esponenti dell’amministrazione comunale (tra questi anche la vice sindaco Maria Pina Bervicato e l’assessore alla sanità Pierina Ariemma) e del civico consesso, al presidente del consiglio comunale Francesco Emione, c’erano circa 400 persone, tra cui molti bambini e ragazzi, e una folta delegazione della comunità ucraina che da molti anni vive a Caivano. Numerosi i cartelli e gli striscioni contro l’escalation militare russa in terra ucraina. Tra questi figurava all’inizio del corteo lo slogan “Per fare la Pace ci vuole Coraggio”.

LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO ENZO FALCO

“Pace, pace, pace – ha sottolineato al termine del suo accorato intervento la fascia tricolore, invocando la fine delle ostilità -. Condanniamo l’intervento militare da parte della Russia, come condanniamo ogni guerra mossa per qualsiasi ragione e crediamo nella risoluzione dei conflitti attraverso la diplomazia, come ci insegna l’articolo 11 della nostra Costituzione, che ripudia la guerra e riconosce la pace e la giustizia fra le Nazioni. La storia parla chiaro – ha detto Falco – purtroppo ogni conflitto ha sempre lasciato dietro di sé morti civili e militari, profughi, povertà, crisi successive, gravi conseguenze sociali molto spesso irreversibili e pensare che tutto questo possa ripetersi di nuovo nel 2022 è davvero inaccettabile. Siamo al fianco del popolo ucraino e daremo tutto il nostro supporto ai nostri fratelli ucraini”.

Poi il capo dell’esecutivo locale rammenta un episodio che ha coinvolto direttamente la sua famiglia nel 1986, all’indomani dell’esplosione e dell’incendio del reattore nucleare di Chernobyl, ubicato nell’attuale Ucraina. Un dramma che provocò il rilascio nell’atmosfera di un enorme quantitativo di materiale radioattivo.

“Allora – ha evidenziato Falco – la Campania diede un grande contributo di ospitalità, che ha creato legami rimasti vivi nel tempo. E la famiglia di mio fratello ospitò un ragazzo di nome Sergji con il quale sono rimasti sempre forti contatti: l’abbiamo sentito a telefono raccontarci di trovarsi in un rifugio sotterraneo e questo fa accapponare la pelle. La storia torna indietro, ciò che non avremmo mai voluto più sentire e vedere. Ancora oggi a Caivano c’è un’importante comunità ucraina, cui, in questo drammatico momento va il mio pensiero, insieme a quello per Sergji. Faremo tutto il possibile, sia in qualità di amministrazione comunale che da privati, per aiutarli e sostenerli”.

I rappresentanti della comunità ucraina hanno ringraziato con tanta commozione tutti i partecipanti e gli organizzatori dell’evento. Ora tutto passa nelle mani del terzo round di trattative, previsto nelle prossime ore tra le delegazioni di Mosca e di Kiev, anche se, finora, le richieste-pretese del russo Putin sull’Ucraina appaiono, per la verità, abbastanza lontane da ciò che potrebbe, invece, concedere il leader Zelensky per ottenere il cessate il fuoco ed il ripristino della pace sul vasto territorio ucraino, che conta circa 45 milioni di abitanti, mentre nei prossimi giorni quasi otto milioni di profughi potrebbero essere costretti a lasciare la loro terra in fuga verso l’Europa.

 

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