Il saluto ad Eleonora Giorgi, morta a 71 anni il 3 marzo alle 9.30 in un lunedì infausto che verrà ricordato per sempre per lo sgomento e la tristezza che ha recato con sè la notizia della sua morte, non inaspettata, ma certamente stigmatizzata. La stella della commedia italiana ha continuato a brillare con il suo sorriso contagioso nonostante stesse affrontando da tempo una delle forme tumorali più aggressiva e letali. La sua tenacia determinata forse anche dalla speranza dell’arrivo di un farmaco capace di guarirla o meglio di un miracolo. Il cancro è assolutamente democratico e non bada a ceto sociale, regione, età,meno che mai alla bellezza, di cui Eleonora era una assoluta icona. Ieri nella camera ardente in forma strettamente privata erano presenti solo i familiari, con i figli Andrea Rizzoli e Paolo Ciavarro e la nuora Clizia Incorvaia che le sono stati vicini fino all’ultimo istante. La sua paura più grande lasciare i figli ed il nipotino. Diceva “Non ho paura di morire, ho avuto paura di vivere. Ma se penso che lo perderò, riferendosi al piccolo Gabriele piango così tanto da dover strizzare il cuscino. Quando non ci sarò più vorrei che gli dicessero che la nonna è diventata un angelo». Ma questa paura non le ha impedito di lasciare dopo la sua morte tutto al caso. In un’intervista a «Vanity Fair», infatti ,aveva spiegato di aver dato disposizioni a un’amica, Nicoletta Ercole, chiedendole di organizzare il suo funerale. «Ho un’amica molto spiritosa, che ridere! Ultimamente le ho telefonato e le ho detto: senti, il funerale lo organizzi tu. Mi devi mettere la canzone “Wish You Were Here” dei Pink Floyd all’inizio e “A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum». Eleonora Giorgi se ne è andata alle 9.30,nella clinica Paideia di Roma, dove era ricoverata da due settimane dopo un aggravamento delle sue condizioni di salute. «Sono nelle mani di medici bravissimi, prigioniera di una piccola Guantanamo dove si prendono cura di me», aveva detto nell’ultima intervista al Corriere della Sera. «Quando ho capito la gravità mi sono detta che non volevo accanimenti terapeutici. Poi l’amore per i miei figli (nati dall’amore con Angelo Rizzoli e Massimo Ciavarro, ndr) ha prevalso: solo per loro ho accettato di passare le notti abbracciata al water». Carlo Verdone la ricorda commosso in un’intervista al Corriere della Sera. Insieme a lui interpretò uno dei suoi film più amati: Borotalco
“Con Eleonora, anche negli ultimi giorni, ci scambiavamo messaggi su Whatsapp. Poche parole, molti abbracci, molte emoticon. Mi chiamava ‘grande bro’. Sorrisi, cuori, l’immagine di lei, bionda, con i riccioli. Sono triste, sono immensamente triste. Mi sento più solo. Davvero”. Racconta, al telefono, di Eleonora che aveva conosciuto da ragazzo, ai tempi del liceo. E quella che aveva condiviso con lui uno dei film più fortunati, felici, epocali di Carlo: il film della leggerezza, toccato dalla grazia della commedia brillante. Il film che vinse cinque David di Donatello. Io avevo sedici anni, lei forse quattordici. Il mio migliore amico si chiamava Francesco Anfuso: era un ragazzo bellissimo di sedici anni. Eleonora era la sua fidanzatina. Francesco poi morì tragicamente, in un incidente d’auto, quando eravamo al liceo. La prima tragedia che Eleonora dovette affrontare. Carlo aveva pensato a lei anche per un ruolo in Vita da Carlo 4 . Una scena breve, in modo da non affaticarla. Ma poiché il set era troppo affollato e lei non aveva più difese immunitarie, i medici non glielo permisero. L’altro giorno, chiudendo le riprese della quarta stagione, le ho dedicato una scena. ‘Se mi viene bene’, ho pensato, ‘è merito suo’. Alla domanda Quando vi siete visti l’ultima volta?
In treno, in un treno Milano/Roma. Eleonora tossiva molto, io non sapevo ancora che fosse malata. Parlammo un po’, poi quella tosse feroce si mise in mezzo. Ci rimasero i sorrisi, con i quali riuscivamo a comunicare. Poi lei si è messa a guardare fuori dal finestrino.
A noi resta solo immaginare a cosa stesse pensando…
Maria De Rosa
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