QUAL È IL PAESE CHE STA SPERIMENTANDO LA SETTIMANA LAVORATIVA DI 4 GIORNI
Il week-end di tre giorni è (quasi) realtà, ecco la novità per i lavoratori di uno dei paesi più all’avanguardia del nostro tempo.
Un’onda globale di sperimentazione tra Europa e Asia sta riscrivendo le regole del lavoro, l’idea è semplice quanto rivoluzionaria: lavorare di meno per lavorare meglio. Ma soprattutto, le ore di lavoro diminuiscono, ma non la paga. Quella che fino a pochi anni fa sembrava un’utopia per pochi settori, la settimana lavorativa di quattro giorni, è oggi un tema centrale sui tavoli dei governi e dei colossi aziendali in tutto il mondo. Non si tratta di un giorno libero regalato, ma di una ridefinizione del concetto di produttività, forse distante da quello attuale, ma non necessariamente impossibile.
Il modello più diffuso, noto come 100:80:100, prevede di mantenere il 100% dello stipendio, riducendo l’orario all’80% (ovvero quattro giorni), in cambio del mantenimento del 100% della produttività. E i dati, da oltre oceano all’Europa, stanno dando ragione ai sostenitori.
Le sperimentazioni più ampie e significative hanno prodotto risultati che non lasciano spazio a dubbi: in Regno Unito il maxi-esperimento, condotto su 61 aziende e circa 2.900 lavoratori tra il 2022 e il 2023, si è rivelato un successo clamoroso. La maggior parte delle aziende che hanno partecipato ha deciso di rendere la settimana corta permanente. Ma quali sono i veri benefici? I dipendenti hanno riportato una riduzione dello stress del 39% e un crollo dei giorni di malattia. Le aziende, in cambio, hanno visto i ricavi mantenersi stabili o addirittura in certi casi aumentare.
I veri paesi pionieri però sono stati l’Islanda e la Nuova Zelanda, le cui prove hanno portato l’86% dei lavoratori a passare a orari ridotti. La società neozelandese Unilever ha confermato che la produttività non solo non è diminuita, ma è migliorata grazie a una forza lavoro più riposata e motivata. In Europa il primo paese ad introdurre il diritto legale alla settimana lavorativa abbreviata è stato il Belgio, offrendo ai lavoratori una flessibilità senza precedenti.
L’onda di cambiamento sta raggiungendo anche le nazioni con una cultura del lavoro notoriamente più intensa, come ad esempio la Corea del Sud, la quale sta iniziando a discutere un modello a 4,5 giorni per i dipendenti pubblici: è evidente che la spinta al benessere sia ormai irrefrenabile. In Giappone, invece, la mossa di offrire la settimana corta ai dipendenti pubblici di Tokyo è vista come uno strumento fondamentale non solo per ridurre il fenomeno del “karoshi” (morte per eccesso di lavoro), ma anche per contrastare la crisi demografica, dando più tempo alle famiglie e incoraggiando la natalità.
Analizzando i benefici della settimana lavorativa “corta”, notiamo come essi si estendano ben oltre il singolo lavoratore: migliora si l’equilibrio vita-lavoro (meno ansia e burnout), ma migliorano anche la produttività e quindi l’economia, l’ambiente per il ridotto pendolarismo. Insomma, i benefici sono molteplici! La settimana di quattro giorni non è più solo una tendenza, ma un banco di prova globale che sta dimostrando come il futuro del lavoro non sia fatto solo di quante ore passiamo in ufficio, ma di quanto valore riusciamo a generare in quelle ore. La vera sfida, ora, è capire in che modo questa rivoluzione si adatterà alle diverse realtà aziendali e culturali, specie in Italia.
GABRIELLA COSTANZO

















































































