Una poesia di Gibran per salutare Giulia
Gino Cecchettin ha letto una lettera con cui ha chiuso stamattina i funerali della figlia Giulia nella Basilica di Santa Giustina a Padova. La lettera inizia con una poesia di Gibran «Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia», le parole lette con voce che trattiene la commozione, dal papà che abbiamo in questi giorni imparato ad ammirare, che ha aggiunto: «Salutaci la mamma, ti penso abbracciata a lei. Ho la speranza che strette insieme il vostro amore sia così forte da aiutare Elena, Davide e anche me a superare questa tempesta di dolore ma anche a imparare a danzare sotto la pioggia…» Da oggi in poi una linea di demarcazione è stata creata. Prima e dopo Giulia.

Gino Cecchettin al termine di una cerimonia in una chiesa ed una piazza gremita, che ha emozionato tutti e che ci ha messi fi fronte al dolore dignitoso ed immane di una famiglia che dopo aver visto morire la mamma e la moglie un anno fa, ha dovuto subire la perdita di un affetto enorme non per un tragico disegno del destino, non per una malattia o ineluttabile fatalità, ma per mano di chi se ne dichiarava innamorato perdutamente, di chi minacciava che non avrebbe continuato a vivere senza di lei. Gino nel suo composto dolore ci ha cantato la speranza oltre ogni speranza, la straordinaria bellezza dell’altare della Basilica, sfondo di questo evento che ha scosso le coscienze di tutti è stata la prova che anche sulla pietra si può ricamare e creare bellezza. Da oggi inizia una pagina nuova nel contrasto alla violenza sulle donne. Un duro colpo al patriarcato è stato sferrato ed ha il volto di Elena e Gino Cecchettin. Addio Giulia, l’oplita dalla forza immensa. La tua morte sia solo l’inizio, sia il seme che germogliando si trasformi in radici e poi rami per la diffusione della cultura del rispetto, dell’accettazione dell’altro e dell’amore vero perché ripetiamolo come un mantra: il vero amore non uccide! Fanno rumore ed auspichiamo lo facciano per tanto tempo i campanelli e le chiavi di casa che tanti tenevano stretti nel palmo della mano oggi ai funerali e che si spera aprano le porte del cuore e delle case affinché siano quello che dovrebbero essere: luoghi sicuri, luoghi d’amore.
Maria De Rosa
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