Condono per Maradona, El Pibe de Oro vince contro il Fisco italiano

Condono per Maradona, El Pibe de Oro vince contro il Fisco italiano

Condono per Maradona contro il Fisco italiano: la Cassazione ha dato ragione al Pibe de Oro. Si chiude una vicenda iniziata circa 40 anni fa.

Condono per Maradona contro il Fisco italiano, assolto il campione argentino

Diego Maradona dribla tutti anche dopo la sua morte. Questa volta il campione argentino – morto lo scorso 25 novembre 2020 – ha vinto contro il Fisco italiano. La Corte di Cassazione, lo scorso 20 ottobre, ha stabilito – discussione avvenuta a porte chiuse – che il campione argentino ha diritto al condono concesso al Napoli Calcio e definito nel 2013.

Decisione importante e che porta alla chiusura del contenzioso tra Maradona ed il Fisco italiano. Un contenzioso dal valore di 40 milioni di euro. Ora spetterà alla Commissione regionale della Regione Campania, se vi sono pendenze che non sono condonabili. Si chiude una vicenda iniziata ben 40 anni fà.

Fisco contro Maradona: tutto inizia negli anni d’oro al Napoli

Tutto nasce durante il periodo di Maradona al Napoli. Negli anni d’orò del club presieduto da Corrado Ferlaino e con Maradona in campo, il Fisco accusa il club partenopeo di aver pagato per diversi anni compensi al nero al ‘Pibe’, ma anche a Careca e Alemao. Sarebbero stati svariati miliardi di lire quelli pagati da Ferlaino ai suoi giocatori. Un’evasione fiscale contestata con avvisi di accertamento.

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Per l’Agenzia delle Entrate, il Napoli aveva pagato ‘in nero ai tre giocatori: «parte dei compensi dei tre giocatori, utilizzando fittiziamente alcune società estere, che si occupavano della gestione dei diritti pubblicitari degli atleti; poichè la società di calcio aveva acquistato una cospicua percentuale di tali diritti, ma nel corso degli anni non aveva mai ricevuto alcuna somma dalle società che si occupavano di diritti pubblicitari, l’Agenzia aveva ritenuto che l’acquisto dei diritti, in realtà, celasse, dei pagamenti in nero».

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Ferlaino, insieme a Alemao e Careca contestarono le cartelle, tranne Maradona. Situazione che portò il fisco a recapitare tre avvisi. Il primo nel 1993 attraverso il Consolato di Siviglia. Il secondo nel 1998 all’aeroporto di Milano Malpensa. Il terzo ed ultimo nel 2001. Nel 2004 la Società sportiva calcio Napoli fallisce, con la curatela della società – nonostante i giudici tributari nel 1994 avessero fatto marcia indietro perché provato l’accordo – decidendo di chiudere la partita, partecipando al condono fiscale pagando il 10% del dovuto.

La Cassazione ribalta tutto: Maradona non era un evasore

Come il Napoli anche Maradona chiede di aderire al condono, però nel 2014 la sua richiesta è respinta causa la sua ‘latitanza dinanzi al fisco italiano. Mentre si estinguono le pendenze di Alemao e Careca che a differenza di Maradona presentarono dichiarazioni dei redditi integrative. Lo scorso ottobre però la svolta. La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che “la definizione agevolata cui ha aderito la società Calcio Napoli può allora estendersi al calciatore Maradona” per effetto della “solidarietà passiva“.

Se si negasse al Maradona questa possibilità, vi sarebbe una palese assenza di tutela ‘effettivà del contribuente e si potrebbe parlare di vera e propria ‘denegata giustizia“, ha affermato la Corte di Cassazione. Fascicolo che ora torna dinanzi alla Commissione regionale della Campania. Toccherà a lei verificare, “una volta esteso il condono» anche a Maradona, «la sua posizione tributaria per il debito residuo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate“.

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