Frattamaggiore. È ormai il secondo anno che, a causa del Covid, non va in scena la tradizionale rappresentazione Sona c’a Sceta (Suona con la tromba del risveglio).
Tra le tante tradizioni frattesi, Sona c’a Sceta è una delle più antiche e, sicuramente, una delle più sentite. Va in scena ogni lunedì in albis e, per l’occasione, tutti i cittadini di Frattamaggiore si ritrovano in P.zza Umberto I per assisterne alla rappresentazione.
Tratta uno dei racconti più significativi del Vangelo, quello di Maria Maddalena che scopre la tomba di Gesù vuota e la successiva ricerca del corpo di Cristo, la tradizionale manifestazione, annuncia l’incontro del popolo con il Risorto caratterizzandosi con tratti tipici locali. La espressione pronunciata al ritrovamento di Cristo infatti indica un ambiente tipico canapiero e dunque, frattese
L’hanno truveto rint’ a stoppa arravuglieto
Le strade del centro -C.so Durante, via Roma, via Genoino– per l’occasione si fanno palcoscenico ed i cittadini, insieme ad antiche statue custodite dalla Basilica di San Sossio L.M. e condotte da professionisti(volontari per l’occasione), vanno alla ricerca di Gesù.
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La festa nasce nel ‘500 e fu istituita come celebrazione popolare del mistero della risurrezione di Gesù. È considerata come esempio di una catechesi popolare, per il racconto delle vicende legate al mistero pasquale che si fa insegnamento alla cittadinanza.
La festa è andata in scena ogni anno a partire dal ‘500 tranne che negli anni dei due conflitti mondiali e negli ultimi due anni a causa della Pandemia da Covid-19.
L’ultima manifestazione risale al 2019. In una P.zza Umberto I gremita di gente, proveniente anche da altri Comuni della Campania, quella che sarebbe passata alla storia come l’ultima rappresentazione prima dell’emergenza Covid.



















































































