On.Migliore, lei è ufficialmente il candidato renziano alle primarie. Il Pd non le vuole. Come si sbroglia questa matassa?
L’unico modo per scoprirlo è il confronto. Siamo stati sempre ai tavoli del centrosinistra e in quella sede, dopo molti stop and go, non si procede né a chiarire la posizione né a a individuare un candidato unitario. Ciò rallenta molto gli obblighi che abbiamo nei confronti dei napoletani, a partire dal dire cosa vogliamo per il futuro della città. Per questo sono d’accordo con il segretario Letta: senza accordo la via maestra sono le primarie.
Napoli arriva da un decennio di “sgoverno” arancione. Servizi inesistenti, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica. Con quale idea di città intende scendere in campo?
C’è innanzitutto bisogno di essere pronti per cogliere l’occasione unica dei fondi del Recovery Plan. A oggi non ci sono progetti e quei fondi non sono disponibili senza una seria progettazione. Con quelle risorse, insieme a investimenti privati consistenti, si può generare sviluppo e occupazione. Basta piangersi addosso come ha fatto per 10 anni de Magistris. Le risorse di Napoli sono straordinarie e bisogna metterle a sistema. Inoltre, anche perché ci sono urgenze immediate, bisogna investire su un piano di inclusione attiva di tutti i ragazzi nei percorsi formativi. La povertà educativa è il maggiore pericolo per il futuro ed è un’urgenza dell’oggi. E, ovviamente, va “riparata” una città scassata dalla galleria Vittoria alle strade, per non parlare del dissesto finanziario.
Nell’esperienza De Magistris la città ha subito un isolamento politico senza precedenti. Una realtà figlia dell’assenza di classe dirigente. In che modo intende recuperare la credibilità perduta?
Innanzitutto sanando le fratture con governo regionale e nazionale. Napoli non può, ma soprattutto non deve, essere una città autonoma, come incredibilmente sostenuto dagli arancioni, ma una città pienamente connessa alle dinamiche nazionali e internazionali
Lei è stato consigliere comunale nelle maggioranze guidate da Bassolino e Jervolino. Che ricordi ha di quell’esperienza e quale messaggio vuol lanciare all’ex governatore?
Sono grato per quelle esperienze. Ho imparato molto. Dalle cose positive quanto da quelle negative. Ad Antonio Bassolino non mi permetto di inviare messaggi, guardo avanti e spero che anche lui voglia costruire una coalizione unitaria misurandosi alle primarie
In questi anni si è allargato il divario fra la città e la provincia. Territori completamente abbandonati a sé stessi. Da sindaco di Napoli avrà responsabilità politiche ed amministrative anche sulla Città Metropolitana. Con quale prospettiva intende recuperare il rapporto coi territori?
Se è controproducente la distanza tra città e regione, risulta demenziale quella con l’area metropolitana. Napoli è un continuum sociale ed economico tra i più densamente popolati del mondo. Ma ha anche una concentrazione di bellezze e opportunità altrettanto straordinarie. Penso a un progetto di trasformazione di tutta l’area che va da Napoli a Salerno, incentrata sulla trasformazione di Napoli est e Pompei
Capitolo sicurezza. Fra baby gang, criminalità organizzata e micro delinquenza, Napoli e la sua provincia sono diventati terra di nessuno. Per contrastare i fenomeni mafiosi ha qualche idea in particolare?
Da componente della commissione antimafia, credo che si debba ringraziare innanzitutto il lavoro della procura e delle forze dell’ordine nella repressione. Ma questo non basta. Lo ripeto, quando un bambino abbandona la scuola diventa un soggetto fragile e potenzialmente preda delle gang criminali. Dobbiamo lavorare con le famiglie, anche decidendo che chi è destinatario di misure di sostegno, come il reddito di cittadinanza, ne potrà usufruire solo se si impegna a garantire la scuola per i propri figli



















































































