Ci risiamo, la città di Giugliano in Campania, da anni simbolo delle difficoltà legate alla gestione dei rifiuti nella regione, torna al centro delle polemiche a seguito dell’aggiornamento che a luglio 2024 è stato fatto sul Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani in Campania 2024. Il documento, infatti, prevede un ruolo cruciale per l’impianto di recupero di materia ubicato a Ponte Riccio nella ex centrale Enel Turbogas, che, una volta concluso il trattamento delle famigerate “ecoballe”, sarà totalmente dedicato alla gestione ordinaria dei rifiuti urbani regionali. Una decisione che solleva forti dubbi e preoccupazioni tra i cittadini.
Proprio il Piano Regionale dei Rifiuti Urbani per il 2024 evidenzia, ancora una volta, come Giugliano sia trattata dalla politica regionale come una discarica a cielo aperto. Una scelta strategica che sottolinea le gravi responsabilità delle istituzioni nel perpetuare una situazione di emergenza continua. Nonostante i proclami sull’economia circolare e sulla sostenibilità, le decisioni dimostrano una visione miope, incapace di garantire un futuro dignitoso ai cittadini di Giugliano e dell’intera area di Napoli nord.
L’impianto di Giugliano, entrato in funzione nel settembre 2022, è nato con l’obiettivo di trattare i rifiuti stoccati in forma di balle, una delle eredità più ingombranti dell’emergenza rifiuti che ha segnato la Campania per oltre un decennio e ancor di più le sorti della nostra città. Le ecoballe, simbolo di una gestione politica fallimentare, hanno riempito i siti di stoccaggio, causando un impatto ambientale devastante.
Ad oggi, l’impianto pare abbia trattato circa 200.000 tonnellate di ecoballe provenienti dal sito di Taverna del Re. Secondo i dati forniti dalla Regione, il trattamento dovrebbe concludersi nei prossimi anni. Il timore è che la struttura possa diventare ilpunto di accumulo per i rifiuti dell’intera regione, aggravando ulteriormente la già critica situazione ambientale e sanitaria del territorio.
La condizione è resa ancora più delicata dalla gestione dell’impianto, affidata a una società privata il cui presidente è un imprenditore pugliese, già finito sotto i riflettori delle cronache giudiziarie per il processo T-REX “Monnezzopoli” a Taranto. L’accusa, in quel caso, riguardava traffici illeciti e presunte irregolarità proprio nella gestione dei rifiuti.
A tutto ciò si aggiunga che Giugliano è già un territorio fortemente segnato dall’inquinamento ambientale, anni di discariche abusive, roghi tossici e gestione illegale dei rifiuti hanno compromesso il territorio e minato fortemente la salute dei cittadini.
Pertanto, la prospettiva che l’impianto possa diventare il nuovoperno della gestione regionale dei rifiuti, senza che vi sia una strategia chiara di controllo e trasparenza, alimenta nuovi timori. Tutto ciò, inoltre, conferma che il territorio giuglianese continua a essere considerato come una “zona di sacrificio”, dove la gestione dei rifiuti prevale su ogni altra considerazione ambientale e sociale.
Il nodo cruciale è rappresentato dai controlli. Il Piano Regionale 2024 prevede una rete di monitoraggio per garantire la trasparenza delle operazioni, ma il dubbio è se tali misure saranno sufficienti. Gli organi preposti, tra cui l’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) e gli enti locali, saranno in grado di garantire una supervisione efficace? Oppure prevarranno le dinamiche già viste in passato, con controlli sporadici e spesso inefficaci?
Il rischio è che Giugliano, continui a pagare il prezzo di scelte politiche irresponsabili. Il futuro appare ancora una volta pregno di fumo nero.
La domanda, quindi, resta aperta: il territorio di Giugliano riuscirà mai a liberarsi dal peso di una gestione dei rifiuti che sembra non avere mai fine?
Renato Scognamiglio















































































