Parte l’operazione Italia Più 2050. Da settimane in tanti si chiedono cos’è e quali prospettive si prefissa di raggiungere. La “cosa nuova” nata internamente al M5S non è altro che il futuro partito di Conte. Niente di più, niente di meno. Il limite dei due mandati imposto da Grillo rappresenta un modo (non l’unico ma il più funzionale) per rimodulare gli equilibri interni e “sbarazzarsi” di figure storiche che potrebbero ostacolare l’ascesa dell’ex premier da leader politico. Garantendo il controllo militare del partito. Su tutti Di Maio e Fico, tanto per fare qualche nome. Grillo sa che col taglio dei parlamentari, storico cavallo di battaglia del M5S, insieme al dimezzamento dei consensi, sarà oggettivamente impossibile riconfermare i parlamentari uscenti. Un autogol clamoroso. Un harakiri senza precedenti. Roba da far ridere i polli. Ma tant’è. Dunque si salvi chi può. Il partito di Conte parte da lontano. Un’idea nata durante l’ultimo governo dell’ex premier pugliese. L’avvocato del popolo, consigliato dal potente Casalino, avrebbe sfruttato la sua posizione da capo dell’esecutivo per radicare la sua creatura politica sui territori. Un piano ostacolato bruscamente dalla caduta del suo governo.
Ma nonostante tutto il piano per il ritorno in campo resta tuttora in piedi. Con l’obiettivo di presentarsi alle prossime Politiche 2023 con un partito “fatto e finito” pieno di fedelissimi reclutati in giro per l’Italia. In coalizione con Pd e LeU. A contribuire alla realizzazione del progetto ci pensa l’intatta (almeno per ora) popolarità di Conte agli occhi degli italiani. Secondo gli ultimi sondaggi il partito contiano si attesterebbe intorno al 10%. Un dato tutto da dimostrare con questa legge elettorale. Perché se nei collegi plurinominali vale il voto alla lista (votando la lista si voterebbe Conte), l’enigma piomberebbe nei collegi uninominali. Dove valgono i voti reali sui territori attraverso candidati di peso. E qui casca l’asino. Come ampiamente anticipato nei giorni scorsi, in Campania il primo ad aderire al partito di Conte (non è ancora ufficiale ma la trattativa è in corso) sarebbe l’europarlamentare Pd Andrea Cozzolino. Al momento è prematuro parlare di una sua candidatura al Senato. Il taglio dei parlamentari riduce drasticamente la possibilità di essere eletto se rapportata alla ricandidatura degli uscenti. Aderire per primi al partito di Conte senza ambizioni romane significa inserirsi in una corsia privilegiata, inutile girarci intorno.
Il tentativo di Conte, futuro riferimento dei progressisti secondo qualcuno, è trasformare il suo futuro movimento in una costola di sinistra da affiancare al Pd. Dunque tanti saluti al M5S, ai VaffaDay, alle chiacchiere per alimentare l’antipolitica ed a tutto il resto. Arriva Italia Più 2050.



















































































