Scuola, la creazione del docente “esperto” contrastata dai sindacati

Scuola, la creazione del docente “esperto” contrastata dai sindacati

ll docente esperto è una nuova figura di insegnante di ruolo introdotto dall’articolo 39 del Decreto Aiuti Bis approvato al Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2022, in attesa di pubblicazione in Gazzetta e di cui vi parliamo in questo approfondimento. La qualifica di prof esperto sarà disponibile a partire dall’anno scolastico 2032 2033, cioè tra 10 anni, e vi accederanno gli insegnanti docenti di ruolo che abbiano conseguito una valutazione positiva per aver superato tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili. I criteri in base ai quali si ottiene la qualifica di docente esperto sono rimessi alla contrattazione collettiva e le modalità di valutazione sono quelle precisate nel regolamento previsto dal comma 9, articolo 16 ter del Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 59. il Decreto Aiuti Bis precisa che in sede di prima applicazione, nelle more dell’aggiornamento contrattuale, si applicano i seguenti criteri di valutazione e selezione del docente esperto:

  • media del punteggio ottenuto nei 3 cicli formativi consecutivi per i quali si è ricevuta una valutazione positiva;
  • in caso di parità di punteggio diventa prevalente la permanenza come docente di ruolo nell’istituzione scolastica presso la quale si è svolta la valutazione;
  • in subordine l’esperienza professionale maturata nel corso dell’intera carriera e i titoli di studio posseduti. Se necessario saranno valutati i voti con cui sono stati conseguiti tali titoli.

La qualifica di docente esperto non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento. Inoltre, il docente qualificato esperto è tenuto a rimanere nell’istituzione scolastica per almeno il triennio successivo al conseguimento della qualifica.Il docente esperto ha diritto a un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro che si somma al trattamento stipendiale dell’insegnante Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “è stupido brindare al docente esperto,  perché chi esulta per la possibilità di assegnare non prima di 10 anni 5 mila euro a soli 8 mila insegnanti meritevoli, non ricorda che un decennio fa i vicepresidi potevano percepire più soldi come indennità di reggenza (prima che fosse tolta dal CCNL 2016/2018) e che oggi con i fondi del Mof (Miglioramento dell’offerta formativa), in base ai diversi incarichi che ricopre, un docente in ogni scuola può arrivare a prendere ugualmente quasi quella cifra senza nessuna valutazione come ‘esperto’ nei mestieri dell’autonomia”.

 

Secondo Pacifico, “se si vuole introdurre una carriera tra i docenti, si discuta allora con i sindacati sui nuovi profili e ordinamenti professionali, senza ledere la libertà di insegnamento e ancorando gli stipendi annualmente all’inflazione e progressivamente alla media europea. E non si spacci per ‘esperto’ il docente che, tra l’altro, verrà valutato non per il suo lavoro, quale è l’insegnamento. Quel docente potrà essere chiamato un esperto di progettazione, individuato per realizzare gli stessi obiettivi delle funzioni obiettivo, i vicari, i collaboratori dei presidi (senza magari essere più retribuito per tali incarichi). Ma, di certo, non potrà essere definito un docente ‘esperto’, come la propaganda dell’ultimo giorno vorrebbe far passare”.

 

La verità, continua il sindacalista autonomo, è che “queste figure professionali esistono già oggi e non c’è alcun bisogno di aspettare dieci anni. Basterebbe, piuttosto, valorizzarle con il nuovo contratto collettivo nazionale. Invece, nulla si fa per riallineare gli stipendi di tutti gli insegnanti al costo di vita attuale, che infatti nell’ultimo periodo sovrasta le buste paga dei lavoratori della scuola di quasi 20 punti percentuali. Questo bisognerebbe fare: riallineare almeno all’inflazione gli stipendi di tutti gli insegnanti. Ancora di più perché i precari, i supplenti, praticamente uno ogni quattro in servizio, non potranno mai essere valutati come ‘esperti’”.

 

“Senza dimenticare che ancora una volta per il Governo il personale Ata – i circa 250mila amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici – quando si parla di merito, indennità e valorizzazione del personale non esiste, tranne quando sono chiamati a lavorare sui pasticci della scuola dell’autonomia. Ecco perché – conclude Pacifico – chi esulta per docente ‘esperto’ dovrebbe spiegarci il motivo e per chi lo fa”.

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