Giulia non era una ragazza che si risparmiava, voleva aiutare gli altri. Mi sono chiesto come potevo farlo. Così è nato il libro». Gino Cecchettin, il padre di Giulia, la ragazza uccisa dall’ex ragazzo Filippo Turetta, attualmente detenuto nel carcere di Verona, è stato ospite da Fazio a “Che tempo che fa” per presentare la sua lettera-libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”. Con la compostezza a cui ci ha abituato dichiara : «Volevo fare qualcosa attivamente, aiutando le associazioni sul territorio. Ho pensato di creare una fondazione, che non è ancora attiva, che potesse aiutare chi già è attivo sul territorio. Volevo renderla attiva prima del libro, ma la fondazione sarà inclusiva, lavorerà con enti e università, con gli ordini dei professionisti, per dare un maggior respiro alla fondazione. Lo scopo del libro è quello di finanziare questa fondazione». «Quando tutto era finito, la voglia di chiudermi in me stesso era tanta. Ma poi ho trovato forza grazie a Giulia. Ogni azione che faccio cerco di pensare cosa avrebbe fatto lei. Ho cercato di mettere nero su bianco cosa ho provato, le mie sensazioni. È forse il modo migliore di elaborare il lutto, si arriva prima all’elaborazione dei propri pensieri. Aiuta anche a lasciare qualcosa di utile per gli altri». Gino Cecchettin con questo libro, che pragmaticamente si pone come aiuto per contrastare la violenza di genere, ricostruisce il giorno in cui ha scoperto che sua figlia non era tornata a casa, e che presenta il suo progetto per costituire una Fondazione che aiuti le associazioni contro le violenze di genere. «Questo libro fa parte di un progetto più ampio. Avevo pensato che dovevo far qualcosa, Giulia non si risparmiava ad aiutare gli altri, una delle cose che ho imparato è proprio quella di essere più di aiuto», prosegue Gino Cecchettin, «e mi sono chiesto come avrei potuto farlo». Da Giulia Cecchettin, la figlia 22enne uccisa dall’ex fidanzato della stessa età Filippo Turetta, reo confesso, ha imparato l’altruismo. Solo una delle lezioni apprese rielaborando il lutto. “Ho avuto una lunga conversazione con mia figlia Elena (dopo l’omicidio, ndr) e le ho chiesto perché avesse utilizzato la parola ‘patriarcato’. Poi ho capito il perché, perché il patriarcato ingloba il possesso non solo delle cose, ma anche delle vite“ Nel libro l’assassino non viene mai nominato. Su questo particolare Fazio fa una domanda diretta sul perché di questa scelta.”Non cito il nome perché ho deciso fin da subito di concentrarmi su Giulia”, ha scandito il papà della ragazza uccisa. L’obiettivo è dunque quello di narrare e dialogare idealmente con la figlia per lasciare una sua memoria. Poi svela: “Con i genitori ( del reo confesso) ci siamo sentiti per messaggi un paio di volte, l’ultima per Natale e rinnovo a loro tutto il mio sostegno, stanno vivendo ancora adesso un dramma” È apparso chiaro ed evidente la mancanza in Gino Cecchettin di rabbia o rancore, ma solo forte il desiderio che il sacrificio della figlia non vada vanificato.
Maria De Rosa
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