Stamattina si è tenuta la prima udienza del processo a carico di Alessandro Impagnatiello, ex barman milanese per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano. Per qualche momento il trentenne,seduto dentro la gabbia, ha pianto. Poi, nelle dichiarazioni in aula, ha detto: “Sto chiedendo unicamente a tante persone scusa, ma non sarà mai abbastanza”. E ha continuato: “Sono stato preso da qualcosa che risulterà sempre inspiegabile e da una grande disumanità. Ero sconvolto e perso. Quel giorno ho distrutto il bambino che ero pronto ad accogliere”. Scuse che la famiglia della giovane vittima non ha accettato. Chiara Tramontano con una storia su Instagmam ha replicato: “Sono una presa in giro”. Il processo, cui hanno partecipato anche il padre e altri parenti della giovane trucidata, è iniziato con gran parte dei cronisti e del pubblico fuori dall’aula.
«Puoi chiedere scusa se per errore hai urtato lo specchietto della mia auto. Non puoi chiedere scusa se hai avvelenato mia sorella e mio nipote, prendendoci in giro e deridendone la sua figura». Così la sorella di Giulia ha espresso tutto il suo risentimento, dopo la prima udienza del processo.«Non hai diritto a pronunciare, invocare o pensare a Giulia e Thiago. Dopo averli uccisi barbaramente – prosegue Chiara – meriti di svegliarti ogni giorno in galera ripensando a ciò che hai fatto e provando ribrezzo per te stesso». Impagnatiello: “Non posso chiedere perdono” Il giovane imputato ha poi ripreso, nelle sue dichiarazioni in aula: “Quel giorno anche io me ne sono andato, sono qui a parlare ma non vivo più. Non chiedo che queste scuse vengano accettato, perché sto sentendo ogni giorno cosa vuol dire perdere un figlio e molto di più, non posso chiedere perdono”. “Ogni sera spero di non svegliarmi più”. Con questa frase, detta con voce tremante rotta dalla commozione, Alessandro Impagnatiello ha chiuso le sue dichiarazioni spontanee. La famiglia della 29enne incinta di 7 mesi uccisa in casa sua e del padre di suo figlio il 27 maggio a Senago, nel Milanese, chiede che venga condannato all’ergastolo. L’avvocato Giovanni Cacciapuoti: “Per lui la condanna che merita”.
Alessandro Impagnatiello non risponde ai giornalisti Prima di parlare in aula, l’ex barman 31enne non aveva risposto alle domande dei cronisti che gli chiedevano se si fosse pentito mentre veniva accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria nella gabbia dell’aula della Corte d’Assise di Milano. Si è presentato con la barba incolta, i jeans e le scarpe da ginnastica e una giacca blu. E’ rimasto in silenzio ma ha mosso le gambe e i piedi nervosamente tenendo lo sguardo rivolto verso il basso. Si è asciugato le lacrime dal viso con un fazzoletto bianco. E’ stata rinviata al prossimo 12 febbraio l’udienza del processo da cui sono state escluse le telecamere. Verranno sentiti i primi testimoni dell’accusa, rappresentata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo. Ma il processo entrerà nel vivo il prossimo 7 marzo quando verranno interrogate Loredana e Chiara Tramontano, rispettivamente madre e sorella della vittima, ma anche la giovane che intratteneva una relazione con l’imputato e che incontrò la 29nne poche ore prima del delitto. La corte ha accolto le prove presentate dall’accusa – una trentina di testimonianze, ma anche video privati, immagini delle telecamere e chat – così come i due testimoni della difesa che ha chiesto anche l’esame dell’imputato e le richieste della parte civile.
Maria De Rosa



















































































