Negli ultimi mesi si parla, sempre più spesso, di personale sanitario aggredito; è un dato di fatto che il tasso di aggressione nei confronti degli operatori sanitari e socio sanitari sia in netto aumento. Basti pensare che, secondo l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, nel 2023 sono stati ben 16 mila gli episodi di aggressione nei confronti di medici, infermieri ed altri lavoratori del settore; inoltre, secondo un’indagine delle associazioni Amsi-Umem-Uniti per Unir, durante l’agosto di quest’anno non c’è stato un singolo giorno in cui non si sia verificata almeno un’aggressione a medici o infermieri. Si parla, in totale, di un aumento dell’38% di questi eventi negli ultimi 5 anni. Solitamente le violenze avvengono nei Pronto Soccorso, negli ambulatori o nelle Aree di Degenza; e non si tratta solo di aggressioni fisiche o psicologiche, ma anche sessuali, di fatto due terzi delle persone aggredite sono donne e molte di esse hanno subito quel tipo di abusi.
Ci troviamo dinnanzi a dati preoccupanti che non possono farci porre alcun’altra domanda se non la seguente: da cosa dipende tutto ciò?
Ebbene non è semplice rispondere; dalle statistiche emerge che gli episodi violenti si verificano a partire dalle più disparate situazioni ed hanno alla base diverse motivazioni, possiamo però elencare alcune di esse: gli enormi tempi di attesa nell’erogazione delle prestazioni da parte degli operatori, la forte disorganizzazione, la carenza del personale, la mancanza di forze dell’ordine dedite a presiedere all’interno delle strutture ospedaliere, pregiudizi nei confronti del personale sanitario, scarsa comunicazione con il personale, aspettative irrealistiche da parte dei pazienti e dei loro familiari, l’abuso di sostanze da parte dei pazienti ed il loro stato psichiatrico...
A seguito di questo elenco possiamo notare come buona parte di queste motivazioni dipendano dallo stesso fattore: la lacerazione del sistema sanitario nazionale. L’aumento della violenza contro gli operatori sanitari è infatti, almeno in parte, attribuibile ad un sistema che presenta sempre più problematiche ed è sempre più abbandonato dallo Stato. Ovviamente i comportamenti violenti non possono essere in alcun modo giustificati o tollerati, ed è necessario che coloro che lavorano non incorrano in essi e vengano il più possibile tutelati attraverso l’attuazione di diverse misure preventive, come: il potenziamento del personale di sicurezza nei luoghi di lavoro; la sensibilizzazione della popolazione attraverso campagne informative; l’istruzione degli stessi operatori con l’obbiettivo di spingerli a comprendere il fenomeno, imparare a difendersi e attuare tattiche che possano, almeno limitatamente, mitigarlo.
Oltre alla prevenzione, è importante sapere che per gli operatori sanitari vittime di violenze c’è una maggiore tutela da parte dello Stato per quanto riguarda i provvedimenti giudiziari. Grazie alDecreto legge 34/2023 (per una nuova modifica dell’articolo 583 quater del Codice penale) le lesioni al personale sanitario comportano una reclusione da due a cinque anni per le lesioni “gravi” ed una reclusione dai quattro ai dieci anni se queste sono “gravissime”. Inoltre grazie al Decreto legge 113/2020 è possibile procedere d’ufficio in caso di lesioni al personale sanitario, cioè, lo Stato prenderà provvedimenti nei confronti del responsabile anche se la vittima non sporge una formale querela.
Tutti questi decreti sono stati approvati nella speranza di riuscire a mitigare il fenomeno anche se, come abbiamo già visto, non è stato raggiunto alcun risultato concreto. Questo perché, come è già stato verificato con altri tipi di reati, per risolvere realmente la questione non è tanto importante inasprire le pene ma attuare sempre più frequentemente pratiche preventive come quelle sopracitate; perché è solo con la prevenzione che si possono rendere gli episodi di violenza sempre più rari.
Del Prete Caterina Maria


















































































