I Comuni italiani sull’orlo del fallimento.
I Comuni italiani sono sull’orlo del fallimento e i conti non tornano.
E’ tempo di scadenze per gli enti comunali italiani, ma i conti non tornano. Un ente locale su su sei rischia di andare in dissesto a causa delle mancate entrate e chiude i conti in disavanzo.
La percentuale è ancora più drammatica al Sud, dove un comune su tre si trova nelle condizioni di predissesto finanziario.
La Corte Costituzionale non rende più agevole la drammatica situazione finanziaria degli enti comunali italiani. La Corte ha dichiarato con la sentenza 80/2021 l’illegittimità della norma “salva Comuni”, ovvero che consentiva di ripianare in 30 anni il deficit generato dalla gestione dei prestiti concessi nel periodo dal 2013-2015 dallo stato per pagare le vecchie fatture ai fornitori.
La Corte ha lasciato in vigore il ripiano in soli tre anni. Questa crisi non riguarda solo i piccoli centri ma anche le grandi città,vedi Napoli che si trova con le prossime ammnistrative alle porte ma con i conti in rosso, tanto da far pensare a qualche autorevole e potenziale candidato alla poltrona di Sindaco, vedi l’ex ministro Manfredi a non scendere in campo.
La crisi finanziaria va ricercata sostanzialmente sul fatto che i Comuni non riescono ad incassare i canoni delle tariffe dei servizi che offrono e le le multe; Napoli incassa solo il 46%, Palermo il 24% e addirittura Reggio Calabria solo il 16.3%.
Le casse vuote costringono gli enti ad non offrire servizi, talvolta anche obbligatori. L’assenza dei fondi porta alla mancanza dei servizi facendo crescere la tendenza dei mancati pagamenti.
Paradossalmente anche i concessionari locali di circa seimila comuni sono sull’orlo del fallimento perché non incassano e non gli stata data la possibilità di rinegoziare i loro contratti.
Il sistema della riscossione va rivisto nell’ambito degli enti locali e purtroppo la politica è chiamata decidere, ma tutti sappiamo che la tematica tributi e sanzioni non si accompagna alla popolarità delle decisioni politiche e quindi tutti rinviano, ma i nodi vengono al pettine già in un prossimo futuro per 1300 Comuni italiani.


















































































