Pulp intervista con Quentin Tarantino a “Che tempo che fa”

Pulp intervista con Quentin Tarantino a “Che tempo che fa”

La leggenda del cinema e Premio Oscar Quentin Tarantino è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa nella puntata di ieri sera, domenica 17 ottobre.

 

Il regista di film cult e iconici come Le Iene, Pulp Fiction, Jackie Brown, i due volumi di Kill Bill, Grindhouse – A prova di morte, Bastardi senza gloria, Django Unchained, The Hateful Eight e il recente C’era una volta a… Hollywood, in Italia per ricevere in settimana il Premio alla Carriera alla Festa del Cinema di Roma, si è lasciato andare a una divertente “chiacchierata” nella quale ha ripercorso oltre trent’anni di carriera e di successi culminati in due Oscar (Miglior Sceneggiatura Originale nel 1995 per Pulp Fiction e nel 2013 per Django Unchained), 4 Golden Globe, 2 BAFTA, 3 David di Donatello e la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

 

L’intervista è finalmente a tu per tu, Fazio può accogliere a “casa sua” l’agognato ospite, che entra in studio in abito total black e stivali da cowboy, tra gli applausi del pubblico in visibilio. Le prime parole di Tarantino sono una dichiarazione d’amore all’Italia e al suo cinema, che fin dagli esordi influenza l’opera del regista statunitense, attraverso giganti quali Federico Fellini, Sergio Leone, Sergio Corbucci… tuttavia è italiano anche il film più “brutto” che Tarantino abbia mai visto: Salon Kitty di Tinto Brass. “Più che di film più brutto parliamo di stranezze, di quei film le cui immagini ti fanno sentire che lo schermo è un po’ ributtante. Uccidono un maiale nei primi tre minuti, una volta che hai visto una roba così, dico che la cosa più strana vista al cinema è questa”, ha affermato. Ma il suo primo vero trauma cinematografico resta Bambi: “È un film sconvolgente, sono dovuto uscire dal cinema. Se avessi saputo che c’erano incendi, caos, morti, sarei stato preparato, invece non lo sapevo, c’era una confusione disastrosa.”

Divoratore di film fin dall’infanzia, è stato commesso in un videonoleggio per cinque anni prima del suo debutto dietro la macchina da presa con il film Le Iene, che nel 1992 sancì il suo ingresso esplosivo come director di spicco. “All’inizio facevo film che finiscono nel lavandino della cucina, come diciamo noi in America, avevo la sensazione di non riuscire a fare i film che volevo fare”, ha rivelato. Ma cosa avrebbe fatto se non fosse stato un regista? “Pensavo che sarei finito in prigione, che avrei commesso qualche reato, niente di grave, ma ci ho pensato davvero. Dapprima volevo fare l’attore, poi mi sono reso conto che non volevo solo partecipare al film di qualcun altro, ma fare un film tutto mio.”

Oltre al cinema, c’è stato spazio anche per tanti aneddoti e qualche confidenza sulla sua vita privata, come il rapporto col figlio Leo, nato due anni fa dall’amore di Quentin e di sua moglie Danielle Pick. “Il primo film di mio figlio Leo è stato Cattivissimo me 2. Abbiamo visto insieme i primi 25 minuti e lui era assolutamente preso, è stato un momento speciale. Non so quale dei miei film vedrà per primo, fossi io a decidere, forse sceglierei Kill Bill.”

Poi un ricordo del maestro Ennio Morricone, che nel 2016 vinse il suo ultimo Oscar per la miglior colonna sonora musicando proprio The Hateful Eight: “Il suo regalo di nozze è stato uno dei più bei regali che io abbia mai ricevuto. Mi ha mandato questo meraviglioso libro d’arte delle opere di Michelangelo. Io e mia moglie lo teniamo in salotto e lo guardiamo sempre. Ho avuto il piacere di conoscerlo meglio solo negli ultimi anni della sua vita, ma il nostro rapporto, pur non essendo fatto di una frequentazione assidua, mi ha permesso di sfatare un pregiudizio. Di lui si diceva fosse una persona fredda, in realtà era una persona di una dolcezza unica, per me è stato quasi uno zio.” È grato anche alla moglie del compositore, Maria, “una donna meravigliosa”. “Al maestro dicevo sempre che il motivo per cui aveva fatto il mio film era perché a Maria fosse piaciuto il mio copione. Lui all’inizio negava, ma in realtà era così”, ripensa con un sorriso.

Tarantino ha confermato anche la veridicità di una storiella curiosa riguardante Bob Dylan: “Se ho preso a pugni Bob Dylan? È vero. non era un grande lottatore, io andavo in una palestra di sua proprietà, l’istruttore mi disse di fare la controfigura e quando non teneva la guardia alta gli mollavo un pugno. Era lui che picchiava me, io ogni tanto gliene davo uno”, ha scherzato.

Il regista di Django Unchaned si è divertito anche a rivedere insieme al pubblico un’esilarante scena del suo film (quella dei rudimentali copricapo alla Ku Klux Klan) e non ha resistito a ripetere le battute e (soprattutto) le parolacce del doppiaggio italiano, che probabilmente non aveva mai ascoltato prima e che ha trovato estremamente spassoso.

Infine la domanda che tutti ci aspettavamo: il suo prossimo film sarà davvero il suo ultimo film? Giunto a nove pellicole da regista, quando il suo proposito è sempre stato quello di farne un massimo di dieci, Tarantino ha risposto: “Sì, probabilmente farò un decimo film e poi basta. Potrei cambiare idea, ma diciamo che dieci film, 33 anni, mi sembra già una bella carriera. Il senso è che voi dobbiate stare lì e pensare “vogliamo di più”, invece no, ultimo giro, basta, capolinea, fine.”

Oltre a un (forse) ultimo film, cos’altro ci riserva il futuro? “Dopo la novelization di C’era una volta a Hollywood, voglio scrivere un libro da critico cinematografico. Non escludo la possibilità di una serie tv, ho già qualche idea nel cassetto, ma prima farò sicuramente una commedia.”

Infine Fazio gli chiede: “Sono solito rivolgere ai miei amici registi una richiesta molto speciale: poter fare il morto nel loro prossimo film. Non voglio che mi si veda, basta sapere che quello sono io. Se dovesse servire, io mi pago il viaggio da solo, nessuna spesa. Pensa si possa fare?” Tarantino risponde divertito: “Ricorderò questa cosa e quando girerò il mio prossimo film, se è appropriato e se lei è pronto a venire in aereo, la parte del morto sarà sua.”

Siamo impazienti di farci sorprendere ancora e ancora dall’imprevedibile genio di Quentin Tarantino.

 

Elena Sophia Vinchi

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