Chi è Geolier, qual è la sua storia e perché se ne sta parlando tanto? Geolier o, meglio, Emanuele Palbumbo nasce a Napoli a marzo del 2000 e cresce nel ascoltando Michael Jackson e Rocco Hunt. Egli si avvicina alla musica partecipando a gare di freestyle e da lì non si è più fermato: ha continuato a cantare, arrivando anche sul palco di Sanremo nel 2024.
Emanuele non si limita solo a cantare: il 4 ottobre, infatti, il famoso rapper è stato ospite dell’Associazione Nazionale Magistrati, ed è intervenuto in una riunione svoltasi nel Parco Archeologico di Pompei, dove ad attenderlo entusiasti c’erano ben 1880 ragazzi. Durante questo evento Il cantante ha condiviso il suo pensiero e le sue idee significative riguardo l’importanza dello studio e della cultura:
“Quello che vi posso dire è che la cultura annienta l’ignoranza e la criminalità. Io sono quello di ‘Narcos’, ma oggi scrivo ‘Ricchezza’. So di avere una responsabilità, ma racconto la realtà che vedo nelle canzoni”; e continua dicendo “Ho un rimpianto, cioè lo studio. Sono andato a lavorare presto, a volte sto zitto perché non so come esprimermi. Se avessi studiato di più saprei comunicare meglio”. In verità, non è la prima volta che Geolier palesa il suo disagio e soprattutto rimpianto di non aver studiato: a marzo del 2024, infatti, egli ha partecipato un incontro all’università Federico II, in cui ha espresso la sua paura di non essere capito. “Invidio voi universitari” […] “Avrei studiato di più per comunicare meglio con le persone. Durante le prime interviste avevo paura di parlare: sono un ragazzo rionale, era strano dire una parola in italiano, forse quello è l’unico rimpianto che ho.” Egli esorta, poi, ancora una volta i ragazzi a studiare e acculturarsi, sottolineandone l’importanza.
Si tratta di un discorso molto significativo, rivolto a dei giovani che sempre più spesso in quest’era dei social tendono ad imitare i propri idoli, anche quando essi assumono atteggiamenti controversi. E quindi ciò che Geolier ha detto non è da sottovalutare, perché abbiamo sempre più bisogno di artisti che i giovani possano guardare con ammirazione e che condividano allo stesso tempo messaggi sani e giusti.
Concludiamo riprendendo un’ultima frase detta dal rapper durante l’incontro: “È meglio un libro che una pistola, perché è la cultura che annienta la criminalità”. Non potremmo essere più d’accordo: è la cultura che rende liberi, ed è solo essa che potrebbe renderci in grado di costruire un mondo migliore.
Saviano Maria Anna
Del Prete Caterina Maria


















































































