Trapianto del piccolo Domenico, scontro tra legali: “Ingeneroso definire impreparata l’équipe del Monaldi”
NAPOLI — Si accende il confronto pubblico sul caso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio dopo il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Da una parte i difensori della cardiochirurga Gabriella Farina respingono le accuse di negligenza; dall’altra il legale della famiglia chiede “silenzio e decoro”.
La difesa della dottoressa Farina
In una nota, gli avvocati Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano, difensori della responsabile dell’équipe napoletana che eseguì l’espianto del cuore a Bolzano, parlano di una narrazione “ingenerosa” nei confronti dei medici del Monaldi.
Secondo i legali, la rappresentazione dell’équipe come “sprovveduta ed impreparata” alimenterebbe una lettura distorta dei fatti e non renderebbe giustizia ai professionisti che operano nelle strutture sanitarie del Sud, spesso con risorse limitate.
I difensori invitano a evitare ricostruzioni parziali che possano influenzare l’opinione pubblica e il lavoro della magistratura, sottolineando il rispetto dovuto alla memoria del piccolo Domenico e al dolore della famiglia.
“Espianto svolto nel rispetto dei protocolli”
Nel comunicato, i legali evidenziano che — secondo quanto riferito dai membri dell’équipe di Innsbruck — l’espianto, “salvo incomprensioni nella fase iniziale”, si sarebbe svolto in un clima tranquillo e nel rispetto dei protocolli.
Viene inoltre precisato che:
- il contenitore usato per il trasporto dell’organo era conforme alle norme vigenti;
- i medici dell’espianto non sarebbero stati informati dell’esistenza di contenitori alternativi più moderni;
- le immagini diffuse online relative a un frigorifero dell’ospedale di Bolzano con etichetta “ghiaccio secco” sarebbero fuorvianti.
Secondo la ricostruzione difensiva, il materiale refrigerante sarebbe stato prelevato da operatori dell’ospedale locale e portato in sala operatoria mentre la dottoressa Farina stava completando il confezionamento dell’organo.
I legali sottolineano inoltre come meriti attenzione la posizione del personale di sala che, a fronte della richiesta di ghiaccio, avrebbe fornito anidride carbonica allo stato solido — indistinguibile a occhio nudo dal ghiaccio comune — senza considerarne gli effetti ustionanti.
La difesa ribadisce “piena fiducia nell’operato della magistratura”.
La replica della famiglia: “Serve silenzio e decoro”
Durissima la risposta dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, che parla di “sgomento misto a vergogna” dopo il comunicato dei difensori della cardiochirurga.
Il legale chiede “silenzio e decoro, invece che difese arraffazzonate e goffe”, elencando una serie di presunte criticità che — se confermate dagli atti della procura — riguarderebbero la gestione dell’intervento e del trasporto dell’organo.
Tra i punti contestati dal legale della famiglia:
- presunte difficoltà linguistiche attribuite alla dottoressa;
- la scelta dei mezzi di trasporto tra Verona e Bolzano;
- un drenaggio ritenuto insufficiente e poi risolto dal team di Innsbruck;
- l’utilizzo di un contenitore definito non sterile e non idoneo;
- la presunta incapacità di distinguere tra ghiaccio secco e ghiaccio normale.
Petruzzi conclude sostenendo che sarebbe stato più opportuno mantenere il silenzio in rispetto della famiglia, accusando inoltre un ritardo nella comunicazione ai genitori del piccolo Domenico.
In attesa degli accertamenti
La vicenda resta ora al vaglio della magistratura, che dovrà chiarire eventuali responsabilità mediche e organizzative in un caso che ha suscitato forte attenzione pubblica.
Nel frattempo, il confronto tra le parti si fa sempre più acceso, mentre la famiglia del piccolo Domenico continua a chiedere verità su quanto accaduto.


















































































