Pensioni, addio alle uscite anticipate: nel 2026 restano poche vie d’uscita prima dei 67 anni
Con l’approvazione della Manovra finanziaria 2026 si chiude definitivamente la stagione delle principali misure di pensionamento anticipato introdotte negli ultimi anni. Nonostante le pressanti richieste dei sindacati e di alcune forze politiche, Quota 103 e Opzione Donna hanno cessato di esistere lo scorso 31 dicembre, lasciando migliaia di lavoratori senza strumenti flessibili per l’uscita dal mondo del lavoro.
La nuova Legge di Bilancio ridisegna così il quadro previdenziale, restringendo in modo significativo le possibilità di andare in pensione prima della soglia ordinaria dei 67 anni. Le alternative rimaste per il 2026 sono poche e riguardano platee ben definite.
La prima opzione è rappresentata dalla pensione anticipata ordinaria, accessibile indipendentemente dall’età anagrafica, ma a fronte di un requisito contributivo molto elevato: servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Una soglia che, di fatto, limita l’accesso a chi ha avuto carriere lavorative continue e senza interruzioni.
Per alcune categorie specifiche resta in vigore anche nel 2026 l’Ape sociale, prorogata alle stesse condizioni previste nel 2025. Non si tratta di una vera e propria pensione, ma di un’indennità ponte che accompagna il lavoratore fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. L’importo è calcolato sulla pensione maturata al momento della domanda, con un tetto massimo di 1.500 euro mensili, erogati senza tredicesima e non cumulabili con altre prestazioni di sostegno al reddito legate alla disoccupazione involontaria.
Per accedere all’Ape sociale nel 2026 occorre aver compiuto almeno 63 anni e 5 mesi e non essere titolari di una pensione diretta. Inoltre, è necessario rientrare in una delle categorie tutelate dalla norma.
Possono beneficiarne i disoccupati che hanno perso il lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, accordo consensuale nell’ambito delle procedure previste dalla legge o per scadenza di un contratto a termine. In quest’ultimo caso, nei tre anni precedenti devono essere stati svolti almeno 18 mesi di lavoro dipendente. È inoltre richiesto il completamento della prestazione di disoccupazione spettante e il possesso di almeno 30 anni di contributi.
Rientrano nella misura anche i caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104. In presenza di condizioni particolari, la tutela si estende anche ai parenti o affini di secondo grado conviventi. Anche per questa categoria il requisito contributivo minimo è di 30 anni.
Possono accedere all’Ape sociale, infine, i lavoratori con invalidità civile pari o superiore al 74%, sempre con almeno 30 anni di contributi versati.
Un capitolo a parte riguarda i lavoratori impiegati in mansioni gravose, individuate in uno specifico elenco allegato alla legge istitutiva dell’Ape sociale. Per questi lavoratori è necessario aver svolto l’attività gravosa per almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure per sei anni negli ultimi sette. Il requisito contributivo sale a 36 anni, ridotto a 32 per alcune categorie come operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la lavorazione della ceramica e della terracotta.
Resta infine in vigore Quota 41 per i cosiddetti lavoratori precoci. La misura consente l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, a condizione che siano stati versati almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni. Anche in questo caso è necessario appartenere alle stesse categorie previste per l’Ape sociale.
Il quadro che emerge dalla Manovra 2026 è quello di un sistema previdenziale sempre più rigido, che riduce al minimo le possibilità di flessibilità in uscita e rinvia la pensione anticipata a carriere lunghe e continuative o a situazioni di particolare fragilità sociale e lavorativa. Una scelta destinata a riaccendere il confronto politico e sindacale nei prossimi mesi.


















































































