Rifiuti, Ambientalismo no Immobilismo

Rifiuti, Ambientalismo no Immobilismo

Ambientalismo non è immobilismo

 

Si fa un gran parlare di ambiente, ed ognuno, manco a dirlo, ha la soluzione perfetta che per motivi, quasi sempre persecutori o per ignavia, non viene adottata.

In pratica subito dopo il calcio, dove vige la medesima regola non scritta sopra richiamata, l’argomento di cui si discetta con maggior disinvoltura è proprio l’ambiente.

Naturalmente se un argomento così vitale occupa un posto di tal importanza è senz’altro positivo, così come l’attenzione al tema ed ai risvolti per i territori.

Ma troppo spesso accade si finisce con diventare fondamentalisti e quindi non c’è ragionamento scientifico o tecnico/pratico che tenga c’è solo ed unicamente il lamento dei no a tutti i costi.

Ci ritroviamo infatti, appena si ipotizza soltanto l’insediamento di un impianto di qualsiasi frazione di rifiuto con un proliferare di comitati, perché no, benedetti quasi sempre immediatamente dal prelato di turno.

Naturalmente oltre al no non si riesce nemmeno a percepire lontanamente altra soluzione prati-cabile.

Beninteso il problema ambientale è un pro-blema di sensibilità, solidarietà e di buon governo.

L’ambiente è la vita dell’uomo sul Pianeta e la nostra qualità della vita.

Vogliamo tutti respirare aria pulita, avere acqua sufficiente e potabile, avere trasporti effi-cienti e poco inquinanti, non avere rifiuti sotto casa, mangiare cibi genuini; avere meno emis-sioni  dicarbonio in atmosfera, meno di-sastri ecologici, meno inquinamento acu-stico.

Dobbiamo però tenere bene a mente che il progresso e la modernità con tutto ciò che comporta e ha comportato non può fermarsi: nessuno – voglio credere – vuole tornare al mondo bucolico di Lucrezio, (ricordo a me stesso che la vita media non arrivava a 50 anni) ma tutti dovremmo impegnarci per capire iveri limiti dello sviluppo senza isterismi e catastrofismi che, di certo, non aiutano la causa della tutela ambientale

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l’ambiente come “L’insieme degli elementi fisici, chimici, biologici e sociali che debbono rimanere in equilibrio tra loro per non alterare l’ecosistema”.

Proprio la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema trova nello sviluppo sostenibile il proprio fondamento internazionale e comunitario a cui ogni politica e comportamento umano deve ispirarsi. Lo sviluppo sostenibile è uno dei Principi dell’Unione europea. Tutte le politiche ambientali radicate solo in una visioneprotezionista e negazionista, risultano demagogiche e talvolta nocive all’ambiente perché non prendono in considerazione le strategie internazionali e, perché no? le logiche del mercato.

Si fa un gran parlare della raccolta differenziata, quasi ossessivamente, per carità è una cosa fondamentale, ma occorrerà far comprendere che subito dopo aver conferito, raccolto e trasportato i materiali differenziati bisognerà trattarli per poter reimmetterli sul mercato senza dissipare altre risorse. Questo lo sipuò fare solo con la realizzazione di impianti.

La materia dei rifiuti è disciplinata quindi, come sopra cennato, a livello europeo e prescrive che i territori debbano essere autosufficienti nel trattamento dei rifiuti prodotti. In pratica oggi, invece, il sacchetto che talvolta con tanta fatica viene conferito in modo differenziato sotto casa, viene portato ad oltre 800 Km didistanza (e solo li, dopo impatti ambientali notevolissimi dovuti al trasporto, viene generata energia alternativa). Quegli insediamenti industriali, casualmente nel nord italia, quindi, incamerano danaro al momento della consegna dei rifiuti ed altrettanti dalla vendita di energia che ne riescono a produrre.

Giova rammentare che per non aver adempiuto alla direttiva, l’Europa eroga alla Regione Campania una multa di ben 120.000 euro al giorno (da pochissimo ridotta ad 80.000)

Forse, parallelamente alla nutrita comunicazione per la raccolta differenziata sarebbe importante cominciare a parlare della necessità di realizzare impianti.

Cosi come occorre ricordare che sempre la direttiva europea, per la salvaguardia dell’ambiente e dell’economa circolare, al primo posto mette il principio della precauzione.

In ordine viene stilata una sorta di graduatoria sul trattamento dei rifiuti:

a) prevenzione (quindi ridurre la produzione dei rifiuti ab origine)

b) preparazione per il riutilizzo (effettuare anche operazioni che comportino il riutilizzo di beni)

c) riciclaggio (utilizzare il prodotto per altri scopi rispetto all’originario)

d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia (in questo quadro vi è la raccolta differenziata)

e) smaltimento.

L’ordine di priorità indica, in ordine decrescente, le migliori opzioni ambientali: dunque, si parte dalla prevenzione del rifiuto, che, come detto, è il sistema più amico dell’ambiente, per finire con lo smaltimento, che è quello più dannoso.

Naturalmente sull’impiantistica si sono fatti passi da gigante ed oggi se, ad esempio, la Regione Campania non utilizzasse il tanto vituperato termovalorizzatore di Acerra saremmo in un territorio ricoperto integralmente da rifiuti.

Per chiudere con una nota di colore, che non deve mai mancare nemmeno nel grigio mondo dei rifiuti, vi segnalo che la fantasia ci ha portato a pensare di realizzare un cassivano. In pratica un vecchio cassonetto non più utilizzabile diventato un divano … e, vi assicuro, anche di arredo.

Carlo Lupoli

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