Le nuove tecnologie per aiutare a ricostruire Napoli
Napoli, purtroppo, è scivolata al 92° posto per qualità di vita. Perché siamo arrivati a ciò? La strada che ci ha portato qui è davvero lunga, ma sicuramente l’imbarbarimento sociale coadiuvato dal disinteresse politico insieme all’impoverimento economico hanno prodotto il concretizzarsi della tempesta perfetta.
Le cose da fare per uscirne sono tante, innanzitutto di natura politica, ricreando un tessuto sociale coeso, che faccia guardare all’altro non come una persona che compete con me per vincere non si sa bene cosa, ma una persona che insieme a me può rendere migliore la condizione di vita mia e sua. Quest’opera, è un’opera, come dicevo prima, di natura Politica e la strada da fare è molto perigliosa e lunga.
Ma come ogni persona di buon senso sa, l’indirizzo del buon padre di famiglia non è nulla se non ha con se il senso pratico e operativo. Pertanto, insieme alla ricostruzione del tessuto sociale e culturale di cui sopra sarà necessario sviluppare soluzioni operative atte a sostanziare il buon indirizzo politico. Tra queste soluzioni, una possibile via è sicuramente quella legata all’uso delle nuove tecnologie, che possono essere utili a vari scopi.
Tra questi scopi, ad esempio, sicuramente possiamo annoverare la dematerializzazione di alcuni atti di controllo e sorveglianza, che possono quindi liberare le risorse di polizia municipale per più importanti servizi oppure aumentare l’informazione del cittadino circa l’effettiva situazione sul traffico veicolare in città e suggerirgli soluzioni atte a ridurre i suoi tempi di trasferimento o ancora aumentare la possibilità da parte dei cittadini di poter denunciare in modo autonomo violazioni evidenti dei diritti dei più deboli (macchine parcheggiate davanti agli scivoli stradali, posti auto riservati occupati da subumani, etc.), e ancora una più razionale gestione della risorsa idrica.
E come si perseguono tali scopi? Un indizio sulla possibile soluzione era già presente nel titolo di questo pezzo e nei precedenti capoversi, ma qui lo dichiariamo in modo evidente ed efficace: introducendo tecnologie abilitanti di controllo e monitoraggio oltre che di intelligenza artificiale per rendere la nostra città, una città intelligente (una Smart City).
Il tutto è realizzabile attraverso lo sviluppo l’installazione di sensoristica ad ampio spettro e interfacciando tali sensori ad un’unica app, che funga da hub e dispatcher verso i diversi settori comunali interessati. Ad esempio il cittadino, che fotografa un autoveicolo (comprensivo di targa) parcheggiato davanti ad uno scivolo per carrozzine, invia tale foto alla sezione dell’app dedicata alle denunce anonime così che la foto possa essere utilizzata dagli organi di polizia municipale in fasi successive per elevare la giusta contravvenzione al subumano di cui sopra. Ancora, le centraline di rilevazione delle condi-meteo insieme ai google analytics di maps rileva particolari ingorghi in determinate zone e quindi tali dati sono inviati all’app che quindi offre al cittadino che si collega la migliore soluzione di trasporto dal punto di vista dell’inquinamento e/o del tempo di percorrenza. La rete di monitoraggio delle fontane pubbliche può segnalare in modo automatico anomali funzionamenti o anche impropri utilizzi e così via.
La messa a sistema di tali innovazioni tecnologiche potrebbero rendere la vita di tutti unpo’ più semplice e civile, aumentando quello spin positivo che serve alla politica per ricostruire quel tessuto sociale e culturale a cui si è fatto riferimento all’inizio di questo articolo.
Alessandro Basile
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