Consiglio comunale pre-natalizio tra numeri ritrovati, fratture politiche e colpi di scena
Seduta di Consiglio comunale alla vigilia di Natale 2025 a Frattamaggiore, una delle ultime dell’era amministrativa guidata dal sindaco Marcoantonio Del Prete, al secondo mandato e quindi non più ricandidabile. Un appuntamento che arrivava dopo le polemiche seguite alla seduta del 9 dicembre scorso, quando soltanto 11 consiglieri risposero alla convocazione firmata dal presidente del Consiglio comunale Aniello Di Marzo, finito al centro delle critiche per la mancata formazione del numero legale.
Nonostante i timori della vigilia, il Consiglio pre-natalizio si è invece svolto regolarmente, con un’ampia partecipazione e atti approvati addirittura con 15 voti favorevoli. Una seduta, tuttavia, segnata da forti tensioni politiche e da una lunga serie di colpi di scena.

Il Consiglio si è aperto con un momento di grande commozione: la commemorazione del consigliere Lello Parolisi, recentemente scomparso. Dopo il minuto di raccoglimento e la deposizione dei fiori, è stato ufficializzato il subentro in aula del primo dei non eletti del Partito Democratico, Cesare Barra, che ha contribuito al perfezionamento del numero legale.
Subito dopo la commemorazione, Aniello Rossi, a nome dei consiglieri Barbato, Tommaso Capasso, Russo, Domenico Di Marzo, Luigi Vitale e dello stesso Aniello Di Marzo, ha dato lettura di un documento politico con cui si chiedeva, a pochi mesi dalla conclusione della consiliatura, l’azzeramento dell’assetto di governo. Una proposta che il sindaco Del Prete ha respinto ancora una volta, rimandandola al mittente.
Va precisato che Rossi, Russo, Domenico Di Marzo e Vitale erano stati eletti all’opposizione e sono successivamente confluiti nel Partito Democratico. A sorprendere maggiormente presenti e addetti ai lavori è stata però la firma apposta al documento anche dai consiglieri Barbato, Capasso e dallo stesso Aniello Di Marzo, figure che ricoprono ruoli nell’organigramma di governo cittadino: tra assessori, staff del sindaco e la presidenza del Consiglio comunale.
Una scelta che, di fatto, è apparsa come una auto-sfiducia, come dichiarato pubblicamente dallo stesso sindaco al termine della seduta. In particolare, ha fatto discutere la posizione di Aniello Di Marzo, rimasto in aula senza chiarire – nonostante le ripetute richieste – come intendesse proseguire il suo ruolo di presidente del Consiglio dopo aver sottoscritto un documento che chiedeva l’azzeramento delle cariche, compresa la sua.
Le conseguenze politiche non si sono fatte attendere. La capogruppo del Partito Democratico, Fabiana Amatucci, ha annunciato le proprie dimissioni dall’incarico con un lungo e sentito messaggio pubblicato sui social, nel quale ha rivendicato una scelta di coerenza e distanza da dinamiche politiche che non sente proprie, confermando però la volontà di restare in Consiglio comunale “dalla parte della gente”.
A chiudere la seduta è stato un ulteriore atto di rottura. Il consigliere Alborino ha letto un documento, sottoscritto da oltre dieci consiglieri comunali, nel quale si contestava il comportamento del presidente del Consiglio Aniello Di Marzo durante la seduta del 9 dicembre. Secondo quanto riportato, Di Marzo, pur avendo convocato il Consiglio ed essendo presente nella sede comunale, avrebbe di fatto disertato una seduta tecnica su scadenze fondamentali per i conti dell’ente.
Nel documento si chiede formalmente la convocazione di un Consiglio comunale per discutere la revoca di Di Marzo dalla presidenza. Una posizione che si aggiunge alla sfiducia politica già espressa dal sindaco “sul campo” e all’invito alle dimissioni arrivato anche dalle consigliere di Liberiamo Frattamaggiore, espressione della minoranza.
Un paradosso politico che riassume l’attuale clima a Palazzo: Di Marzo firma un documento che chiede l’azzeramento delle cariche, compresa la sua, ma non si dimette. E mentre una parte consistente del Consiglio chiede una seduta per revocarlo e l’opposizione lo invita a lasciare, il presidente resta saldo alla sua poltrona.Di Marzo da garante dell’assise, in maniera incomprensibile, diventa il simbolo della confusione politica.
Una seduta pre-natalizia che, più che chiudere l’anno, sembra aver aperto l’ennesimo capitolo di una consiliatura arrivata ormai alle battute finali, ma tutt’altro che priva di tensioni.



















































































