Il silenzio di Andrea Cozzolino. Dal partito di Conte al “sogno Napoli” ecco come si prepara l’europarlamentare dem

Il silenzio di Andrea Cozzolino. Dal partito di Conte al “sogno Napoli” ecco come si prepara l’europarlamentare dem

Assente da tempo sui grandi temi. Perfino sulle Amministrative a Napoli (il suo grande desiderio) vige il silenzio assoluto. Che fine ha fatto l’europarlamentare dem? Semplice isolamento o strategia precisa?

Bassolino da un lato. Il nulla o quasi dall’altro. Col solito Pd che decide di non decidere. Un atteggiamento figlio dell’assenza di una proposta politica. Una scelta in netta continuità coi disastri degli ultimi 10 anni. Ma avremo tempi e modi per analizzare i tanti perché della disfatta dem. Torniamo ai fatti. I mesi che separano la città dal voto “contano” una grande assenza. Andrea Cozzolino. Rieletto per la terza volta al Parlamento Europeo nel 2019. Mma c’è un problema. Da allora silenzio assoluto. Per chi conosce la storia recente della politica napoletana, Cozzolino era l’erede politico di Antonio Bassolino. Il suo delfino. Il suo figlioccio. Il contenitore naturale della sinistra partenopea. Un mondo cresciuto a pane e partito. Composto da figli (il)legittimi del vecchio Pci che governano Napoli da decenni. La domanda che molti addetti ai lavori si pongono da tempo non trova risposta. Un silenzio a tratti inquietante che non trova sbocco. Spulciamo un po’ di numeri. Cozzolino alle ultime Europee ottenne 81mila 162 voti nella Circoscrizione Sud. In Campania quasi 40mila voti dietro Giosi Ferrandino, candidato della corrente Casillo-Topo, e dell’ex Procuratore Antimafia, Franco Roberti, sponsorizzato dal governatore De Luca. A Napoli Cozzolino fece registrare 5960 preferenze. Dati che manifestano una presenza seria ma che registrano un calo elettorale rispetto alle elezioni europee del 2015. In quella tornata elettorale Cozzolino ottenne 115mila preferenze al Sud. In Campania arrivò a 80mila voti mentre a Napoli incassò 15mila voti.

Le preferenze dell’ex assessore regionale furono spinti dal fatidico voto politico del 40% renziano, inutili girarci intorno. Il voto politico del partito è un aiuto autorevole in termini elettorali per i candidati. Ma in questo caso non è sufficiente a spiegare la flessione in termini elettorali. Eppure nonostante tutto Cozzolino ha tenuto botta (se pensiamo alle dinamiche post 2014 che hanno travolto il Pd nazionale) anche questa volta. Poi è calato il silenzio. E non si capisce perché. Nell’ultimo periodo stando ad alcune indiscrezioni trapelate Cozzolino considerava positiva l’esperienza politica dell’ex premier Conte. A tal punto da valutare, con un Pd ormai impraticabile, una sua adesione al partito (mai realmente sbocciato) dell’avvocato del popolo. Niente di più, niente di meno. Idem alle ultime Regionali. Salvo qualche sporadica dichiarazione di sostegno a De Luca, non si ricordano interventi impetuosi che incidessero l’agenda politica del Pd. Fino ai giorni nostri. Il silenzio continuerà all’infinito? Probabilmente no. Un’ipotesi da non sottovalutare riguarda il comune di Napoli. E qui casca l’asino. La scelta dell’immobilismo rientrerebbe in una strategia di sintesi per il centrosinistra partenopeo. In altre parole, a maggior ragione dopo l’incontro fra Letta e Conte, Cozzolino potrebbe diventare la figura ideale per racchiudere l’asse Pd-M5S-LeU. Fantapolitica? Mica tanto. Fare il sindaco di Napoli è il sogno di sempre. Il pallino fisso fin dai tempi della famosa storia sui cinesi al voto. Peraltro ininfluenti sul dato generale.

Al netto di tutto Cozzolino rappresenta un pezzo di storia (a differenza di qualche pseudopolitico bravo a parole e senza voti) della sinistra napoletana. Con tutti gli errori di chi opera. Abbandoni l’anonimato ed esca allo scoperto. Prima che qualcun altro si senta legittimato a parlare.

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