Zes, zone speciali ,opportunità di sviluppo economico

ZES, una opportunità per il rilancio del Mezzogiorno

Per ZES si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)”.

Le ZES sono dunque aree geografiche circoscritte, nell’ambito delle quali l’Autorità governativa:

applica una legislazione economica differente rispetto a quella applicata nel resto del Paese;
offre incentivi a beneficio delle aziende, attraverso strumenti di agevolazioni fiscali/finanziarie e semplificazioni amministrative.

L’Ocse ha identificato quattro diversi tipi di zone economiche speciali:

ci sono le “zone di libero scambio” (free trade zone), presso i porti e gli aeroporti, che offrono esenzioni parziali o totali sui dazi all’import o all’export di quei beni che vengono riesportati;
ci sono le “export processing zone”, che agevolano sì la riesportazione dei beni, ma solo di quelli che, venendo lavorati in loco, assumono un significativo valore aggiunto;
ci sono le “zone economiche speciali vere e proprie”, che offrono appunto un pacchetto variegato di incentivi, agevolazioni e semplificazioni amministrative alle imprese che stabiliscono lì la propria sede;
ci sono le “zone speciali industriali”, che limitano le agevolazioni a un settore specifico (spesso si tratta del tessile, oppure dell’Ict) per il quale costruiscono anche infrastrutture ad hoc.

Nel mondo si contano oggi circa 4.500 ZES, in Cina e a Dubai gli esempi più noti.

In Italia, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2018. n. 12 (Governo Gentiloni), ha definito le modalità per l’istituzione delle ZES. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2018. 

Per le Regioni italiane meno sviluppate e in transizione, così come individuate dalla normativa europea, è stata prevista la possibilità di istituire le Zone Economiche Speciali. 

Tali Regioni sono 8: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia

Le ZES, come detto, sono aree destinatarie di specifiche agevolazioni fiscali (credito d’imposta) e semplificazioni burocratiche da realizzarsi intorno ad aree portuali che presentino le caratteristiche di porti di rilevanza strategica.

Il Piano per il Sud ha riconfermato l’opportunità di insistere su questa strategia di sviluppo e la recente legge di bilancio ha prorogato la scadenza del credito di imposta al 2022. 

Alle imprese che investiranno è concesso un credito d’imposta sugli investimenti effettuati nel limite massimo di 100 milioni di euro, per ciascun progetto. 

Le aliquote del credito d’imposta sono stabilite nella misura massima consentita dalla Carta europea degli aiuti a finalità regionale e sono così definite:

dal 10% al 25% per le grandi aziende;
dal 15% al 35% per le medie;
dal 20% al 45% per le piccole imprese.

Il Piano per il Sud ha riconfermato l’opportunità di insistere su questa strategia di sviluppo e la recente legge di bilancio ha prorogato la scadenza del credito di imposta al 2022. 

Con il PNRR, sono previsti 630 milioni di euro da destinare proprio alle Zone economiche speciali. Alla linea di finanziamento devono aggiungersi altri 1,2 miliardi di euro totalmente dedicati alla realizzazione di opere e investimenti nei porti del Mezzogiorno.

L’obiettivo di questi fondi non è solo rilanciare le ZES, ma rendere il Mezzogiorno una piattaforma logistica delle navi che, transitando per il Mediterraneo, sono dirette verso il nord Europa.

È chiaro, quindi, come le Zes rappresentino una importante opportunità di svolta per tutta l’economia del Sud e per il rafforzamento del tessuto produttivo meridionale.

Attrazione di nuove imprese, nazionali e straniere, la creazione di filiere radicate sul territorio che possano far crescere le PMI del Mezzogiorno, la nascita di nuove realtà portuali, retroportuali e di piattaforme logistiche. Tutte condizioni favorevoli create dalle ZES per rendere l’Italia un perno dei traffici tra Europa e Asia all’intero di una ben precisa strategia euro-mediterranea.

La ZES Campania è stata concepita dalla Regione per rivolgersi in modo prioritario alle aziende che esportano via mare. Il Piano di sviluppo strategico individua 6 settori di attività da promuovere e rafforzare: mezzi di trasporto; alimentare; metalli, macchinari ed elettronica; chimica; abbigliamento; legno e mobilio. Questi coprono solo una minoranza delle imprese manifatturiere campane (31%) e dei loro addetti (33%), ma coprono la quasi totalità (92,5%) dell’export marittimo della Regione.

Del resto, l’implementazione dell’area ZES può portare a due tipologie principali di benefici: da un lato, i benefici economici “statici” o “diretti” come l’occupazione, la crescita delle esportazioni, le entrate fiscali per lo Stato e i flussi in entrata di valuta estera. Dall’altro i benefici economici più “dinamici” o “indiretti” come l’aggiornamento delle competenze, il trasferimento tecnologico e l’innovazione, la diversificazione economica e il miglioramento della produttività delle imprese locali.

Renato Scognamiglio

Dipartimento Imprese Azione Campania

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