L’ERGASTOLO PER GIULIA CECCHETTIN PUÒ CONSIDERARSI GIUSTIZIA FATTA?
È l’11 Novembre 2023 quando l’Italia viene scossa dalla scomparsa di una 22enne padovana, Giulia Cecchettin. Lasciano tutti col fiato sospeso le ricerche durate giorni, terminate sabato 18 Novembre 2023 con il ritrovamento del cadavere al lago di Barcis. Il corpo della vittima è affiancato da un libro che, dato il contesto, lascia quasi rabbrividire: si intitola “Anche i mostri si lavano i denti!”, ed evidenzia l’innocenza di un libro per bambini contrapposto all’orrore del mondo reale. Le accuse, in seguito a sufficienti prove e ad una latitanza breve e vana, ricadono sull’ex fidanzato, Filippo Turetta, il quale negli interrogatori confessa e spiega nel dettaglio quanto avvenuto la notte dell’omicidio.
Nel giorno contro la violenza sulle donne, il 25 Novembre 2024, ci giungono due importanti notizie: la condanna ufficiale all’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, assassino di Giulia Tramontano, e la richiesta di egual pena per Filippo Turetta. La sentenza definitiva per quest’ultimo arriva il 3 Dicembre 2024: carcere a vita, considerando l’aggravante della premeditazione ed escludendo quelle di stalking e crudeltà.
Un delitto programmato nei minimi particolari, che ha però comunque presentato delle falle non indifferenti. Non era stato difficile in realtà individuare tra i sospettati proprio Turetta, in quanto era ben noto ai familiari e agli amici della vittima il rapporto burrascoso tra i due studenti universitari.
“Non ti lascerò un secondo di pace, ti farò pentire” è solo uno dei messaggi inviati a Giulia nel periodo compreso tra la fine della loro relazione, il 31 Luglio 2023, e il giorno del delitto. Basti pensare che lei stessa aveva scritto una lista di motivi per cui fosse giusto e necessario interrompere i rapporti con Filippo, tra cui: “Ha idee strane sul farsi giustizia da soli per i tradimenti, alla tortura, cose così”.
L’omicidio di Giulia Cecchettin ha ridato il via in quest’ultimo anno ad una serie di lotte contro il patriarcato, che le ultime generazioni stavano già da tempo cercando di risvegliare. Scioperi, manifestazioni, slogan e campagne che mirano alla fuoriuscita di accumuli di polvere sapientemente nascosti sotto un tappeto che forse non riesce più a contenere quanto vi è al disotto. La madrina di tali movimenti è stata proprio Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, che in seguito al ritrovamento del corpo scrisse in un post di Instagram: “L’assassino di mia sorella viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. […] I ‘mostri’ non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro […]. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”.
Ma quanto avvenuto in che modo ha plasmato, in un solo anno, la nostra società? Cos’è ciò che effettivamente cambia per tutti noi dopo la condanna di Turetta?
L’ergastolo è di certo la giusta condanna per un crimine tanto orribile, ma è una giustizia che lascia un po’ l’amaro in bocca, in quanto non risolve da sola il problema alla radice della violenza di genere. La vera giustizia per tutte le donne del nostro paese non è la punizione del singolo, quanto piuttosto la sua traduzione in un cambiamento radicale e profondo. Le condanne non avranno mai un vero e proprio effetto sulla società, in quanto la vera equità sarà davvero raggiunta quando una donna riuscirà a camminare per strada da sola senza dover avere il costante timore di essere vittima di catcalling, di essere inseguita, rapita, violentata e uccisa, anche da chi non considerava un pericolo. Troppo spesso vengono giustificati e insabbiati evidenti atti di sopraffazione, al punto che molte donne ritengono quasi “inutile” denunciare. Dall’inizio del 2024 fino al 24 Novembre, in Italia sono stati registrati 99 femminicidi, e pensare che, nel restante mese che ci separa dal nuovo anno, la lista potrebbe allungarsi è agghiacciante. Le istituzioni e le autorità competenti non fanno il necessario per poter tutelare tutte le donne che quotidianamente denunciano o hanno paura di denunciare, al punto da decidere di farsi giustizia da sole affidandosi al potere dei social; ciò è avvenuto nel caso di Chiara Balistreri, che nel 2022 pubblicò un video in cui affermava: “Preferisco registrarmi da viva prima di diventare l’ennesimo caso di femminicidio”. Solo in questo modo Chiara è riuscita ad ottenere giustizia dopo anni di violenze fisiche e psicologiche da parte del suo partner.
Impattanti sono le parole di Chiara Tramontano, sorella di Giulia Tramontano, la quale ha detto ai giornalisti presenti fuori dall’aula del processo il 25 Novembre scorso: “Nessuna donna ha vinto in quest’aula: oggi è arrivato l’ergastolo, ma dopo la morte. Noi donne potremo vincere solo quando cammineremo per le strade di questo paese e ci sentiremo sicure o ci sentiremo soddisfatte della nostra vita. Per ora questo verdetto non ha stabilito niente”.
Altrettanto significative le parole di Gino Cecchettin, a seguito della condanna di Filippo Turetta: “È stata fatta giustizia e la rispetto, ma dovremmo fare di più come esseri umani. La violenza di genere va combattuta con la prevenzione, con concetti forse un po’ troppo lontani. Come essere umano mi sento sconfitto”.
Ci terrei a terminare con uno spunto di riflessione, ovvero: siamo davvero sicuri che con questi 2 ergastoli “giustizia sia stata fatta”? Probabilmente si tratta solo dei primi pezzi di un puzzle che dovrà essere completato con azioni più concrete, che null’altro riguardano se non la correzione di una visione errata della società.
Gabriella Costanzo


















































































