
La politica e la memoria – Racconto semiserio
Per chi ha la pazienza di leggermi, vorrei raccontare un episodio accadutomi di recente.
Antonio, il portiere del palazzo dove abito (il titolo di“guardaporta” a Napoli definisce una persona non acculturata), un giorno mi ha fermato e mi ha chiesto: scusate, voi che siete uno che legge, una persona importante, so che nel palazzo vi hanno eletto Presidente a vita delle riunioni di condominio, mi potete spiegare perché se dobbiamo lavorare, se dobbiamo curarci, se dobbiamo mandare i nostri figli all’università è necessario andare pe’ forza a Milano? e poi alla televisione stanno parlando continuamente di Lep, autonomia differenziata, ma ’e che se tratta?
Anto’ a parte il fatto che non sapevo di questa nomina, pure a vita, tu mo’ vieni fresco fresco e mi fai “chesta ddiece ‘e domanda”. La cosa è nu poco complicata, per farti capire bene dovrei dirti prima tante cose, tiene tiempe? – Comme no’ (certamente) risponde Antonio. E allora senti a me.
Per farti capire bene userò nu’ “paraustiello”( racconto semplicistico per esempi). Devi sapere che, nel lontano 1860,dopo che Giuseppe Garibaldi ci aveva liberato a noi napoletani dal re Borbone, fu organizzata una competizione, una gara di atletica leggera, una corsa dei duecento metri ostacoli tra due atleti, uno del nord e uno del sud; diciamo un milanese e un napoletano, per semplicità.
Il milanese era bello, alto biondo, furbo, gran lavoratore ed onesto.
Il napoletano era corto, scuro di carnagione, sfaticato, ignorante e pure nu’ poco mariuolo (ma questo potrebbe spiegartelo un certo Lombroso, ma ci allontaneremmo dall’argomento).
Chi comandava allora decise che poiché ci aveva liberato e per tutti i difetti che aveva, il napoletano doveva correre con un handicap. – Come? – dice Antonio. L’handicap è un peso, una punizione che viene data a chi, o è troppo bravo o deve scontare una colpa, una pena (per farti capire come i 15 punti dati alla Juventus).
Parte la gara, ma il napoletano restava sempre indietro perché aveva l’handicap. Nel nostro caso l’handicap sono i soldi, più si andava avanti e più il milanese, che era furbo, si pigliava i soldi che spettavano al napoletano e con quei soldi costruì fabbriche, strade, ponti, ferrovie, ospedali ed università e il napoletano che era ignorante, e pure nu’ poco fesso, non capiva (sai come i pugili suonati): fatto sta che più i due correvano e più soldi passavano di mano.
Devi sapere che in un Paese normale tutti i cittadini hanno gli stessi diritti. Da noi non è così.
I soldi delle tasse, che pagano tutti, vengono distribuiti secondo delle regole molto particolari, chi ha le fabbriche, i ponti, le ferrovie ecc. ha più diritti e più soldi e qui veniamo a noi: i Lepsono una sigla per indicare i “Livelli essenziali delle Prestazioni” cioè i diritti che, dice la nostra Costituzione, devono essere uguali per tutti i cittadini, ad esempio per la scuola e la sanità; in pratica sono i soldi che lo Stato italiano deve ripartire tra le venti regioniitaliane.
I nostri governanti hanno scelto un metodo di distribuzione molto particolare: le risorse statali, i soldi, vengono assegnati alle regioni secondo il metodo del costo storico. Tu sai che cos’è il costo storico?
-Beh veramente io … – Aspetta Anto’ mo’ ti spiego.
Il costo storico calcolato annualmente è il costo che ciascuna regione ha sostenuto negli anni precedenti per la scuola, la sanità a cui lo Stato fa riferimento per la ripartizione delle risorse statali, cioè i soldi: più spendi bene, sei efficiente e più soldi hai.
Per il fatto della corsa che ti ho detto prima, il Nord è più ricco epiù efficiente, e questo è innegabile, ed essendo più bravo spende meno per la spesa pubblica pro-capite – sarebbe per ognuno – prende più soldi perché è più meritevole, quindi diventa ancorapiù ricco e più efficiente: è un cane che si morde la coda.
–Ho capito è comme ’o fatto ’e l’handicap? – Bravo! – Risultato: attualmente, fatti i conti col costo storico, ad ogni cittadino del Nord spetta mediamente il doppio di quanto ricevi tu; pensa che alcuni malfidati economisti meridionali, hanno addirittura calcolato che ogni anno le regioni del Nord ricevono dello Stato circa 60/65 miliardi di euro in più di De Luca e compagni.
Con questi soldi il Nord ha costruito il doppio, il triplo delle fabbriche, degli ospedali e delle università rispetto al Sud, ecco la risposta alla tua prima domanda.
-E noi non abbiamo mai detto niente? ma allora simme st…. – fermo Anto’ questo non si può dire. Ora arriviamo all’autonomia differenziata, ma prima devo dirti un’altra cosa.
Tu certamente avrai letto o sentito dire che il Sud vive sulle spalle del Nord, è sprecone, è fannullone, i dipendenti pubblici sono in eccesso, al sud c’è scarsa voglia di lavorare, maggiore evasione fiscale e minor costo della vita, riceve (mai visti) fiumi di sussidi e rallenta le aree più produttive del Paese; di contro c’è chi – per reazione – alimenta un orgoglio inconcludente e vittimistico e si inventa una terra di impareggiabile ricchezza derubata dopo la feroce invasione piemontese del 1860 (un bravo scrittore Marco Esposito ce lo ricorda nel suo libro “Fake News”). Come sempre la verità sta nel mezzo, ma non indaghiamo su chi ha più torto o più ragione. Noi napoletani abbiamo certamente molti difetti, soprattutto crediamo di essere furbi ma invece siamo fessi e siamo pure come dicono giustamente i milanesi nu poco mariuoli.
Tu conosci certamente il modo di dire napoletano: “e’ sorde fanno venì a’ vista ‘e cecate”, ebbene i soldi hanno corrotto purtroppo anche i nostri amici del nord, mo’ seguimi, non ti distrarre.
Tra gli inizi e la fine degli anni ’80 i politici italiani, tutti, perdettero ogni pudore, crearono un “sistema” di corruzione e di tangenti per centinaia di miliardi di Lire, che fu scoperto dalla magistratura. Ebbene il maggior responsabile del sistema fu indicato in un socialista milanese che, fortunatamente per lui riuscì a rifugiarsi all’estero.
Subito dopo l’azzeramento di quella classe politica, due grandi imprenditori milanesi (milanesi sempre per semplicità di discorso), uno di destra ed uno, diciamo di sinistra, che probabilmente avevano qualche preoccupazione per la sorte delle proprie aziende o forse qualche problema economico-finanziario, decisero di scendere in politica per salvare l’Italia. L’imprenditore di sinistra operò indirettamente, defilato, pochi lo hanno individuato ma ebbe un grande ruolo. Per riconoscenza, quelli della sinistra gli diedero la tessera numero 1 del nuovo partito, che si dovette fondare al posto di quelli sputtanati, scusa il termine ma nessun altro rende meglio l’idea. L’altro imprenditore invece era l’opposto: allegro, simpatico, fondò un partito, andò al governo, stava sempre in televisione e si circondava di belle compagnie e di buone amicizie internazionali (Putin, Gheddafi). Dopo quest’altro“salvataggio” (il primo era stato nel 1860) questa volta però di tutti gli italiani, ora non entriamo in dettagli sul come, entrambi erano diventati ancora più ricchi.
-Ho capito, aveven’azzuppiato!- Anto’ si dice: avevano intinto il pane nel sugo.
Sempre in quegli anni nacque un partito di persone oneste del nord che voleva impiccare tutti i politici ladri, soprattutto meridionali; la Lega Lombarda (così si chiamava) guidata da un certo Miglio (l’ideologo) ed un certo Bossi, che andò al governo con l’imprenditore milanese. Questo partito voleva fare la secessione, cioè eliminare il Sud dall’Italia, ma purtroppo non ci riuscì.
In compenso imparò come si governava; ed infatti:
Credo che ti sarai scocciato di sentirmi, il resto te lo dico un’altra volta. – No, no disse Antonio proprio mo’ ca me sto’appassiunanne. Andate avanti.
Su questa scia e con il nuovo partito al governo, guidato dall’imprenditore milanese simpatico, anche le regioni del Nord (Lombardia e Veneto) furono guidate da uomini a lui fedeli. Vi fu una grande crescita economica delle due regioni: il meccanismo della spesa storica garantiva loro enormi risorse. Nacquero in quella occasione nuovi ospedali, la crescita della sanità pubblica e privata (il San Raffaele, la Maugeri) e finanche una diga per bloccare l’acqua alta a Venezia.
Solo che i Presidenti delle due regioni esagerarono (la fecero fuori dal vaso) ed infatti furono arrestati per corruzione e finirono in galera; sempre con sentenza definitiva.
Come vedi è l’occasione che fa l’uomo ladro, non si è mariuoli per nascita, (come diceva quel signore, Lombroso) lo si diventa, basta superare il livello morale della singola persona; anche i nostri politici meridionali al loro posto probabilmente avrebbero fatto lo stesso, non ne hanno avuto l’opportunità, ma credo che abbiano maggiore attitudine a rubare galline; però almeno abbiamo sfatato una leggenda che siamo solo noi mariuoli.
Ed ora, finalmente, andiamo all’autonomia differenziata. Hai visto che il sistema attuale, il costo storico (i Lep non sono stati ancora definiti), sino ad oggi ha favorito il Nord. Con l’autonomia differenziata in concreto, i nostri amici milanesi (sempre per semplicità) vogliono che venga confermato definitivamente l’attuale metodo di calcolo per la distribuzione delle risorse tra Nord e Sud, però non vogliono più aspettare che i soldi glieli dia lo Stato. Visto che loro pagano più imposte perché sono più ricchi (e noi sappiamo come e perché), vogliono trattenere a monte tutte le imposte che dovrebbero versare allo Stato.
Con la legge di bilancio 2023 (quella che definisce anno per anno le entrate e le uscite del bilancio dello Stato), l’attuale governo, zito, zitto, per poter deliberare l’autonomia differenziata sulla base della proposta del ministro Calderoli (quello della legge elettorale che lui stesso definì porcata), ha deciso di farlo tramite DPCM –Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri -, cioè loro se la cantano, loro se la suonano e loro se la approvano: Il Parlamento viene estromesso dal processo che deve definire i Lep.
Con l’autonomia differenziata quindi viene meno il controllo centrale dello Stato per garantire l’economicità della spesa e quei servizi essenziali che dovrebbero essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, come sancito dal Costituzione.
-Ma allora io avevo raggione, simme proprio ……! – Esatto. Visto che se ne sta tanto discutendo auguriamoci che il Sud finalmente si svegli, si ribelli e rivendichi una volta per tutte i propri diritti.
Per concludere voglio precisarti che i milanesi a cui ho fatto riferimento non sono i milanesi di origine, nati a Milano da genitori e avi milanesi, sono gli immigrati lombardi, piemontesi, veneti e soprattutto i meridionali, tutti noi che una volta emigratidimentichiamo le nostre origini e per farci belli ci diciamo milanesi, ma siamo i veri nemici del sud, più della Lega. Io a Milano ci sono stato, fortunato pendolare settimanale per 20 anni e, quando mi dicevano ma tu non sembri napoletano, rispondevo: perché, che difetto hanno i milanesi?
La mia considerazione finale è che siamo diversi da quei milanesi, abbiamo tentato per oltre un secolo e mezzo di cercare qualcosa che ci accomunasse, non ci siamo riusciti e non ci riusciremo mai.Ho finito, spero di essere stato chiaro. – “Grazie, si ora ho capito.-.
Grazie a te che hai avuto la pazienza di ascoltarmi.
Luciano Salzano
















































































