Campania, scoppia la polemica sulla rappresentanza di genere: «Istituzioni al maschile, passo indietro di decenni»
Napoli – È bufera politica in Campania sulla composizione dei nuovi vertici istituzionali regionali. A poche ore dal rinnovo del Consiglio regionale, i numeri parlano chiaro e accendono lo scontro: su 50 consiglieri eletti, solo 8 sono donne. Un dato che rappresenta un minimo storico e che, secondo numerose associazioni e rappresentanti politici, segna un netto arretramento rispetto alle battaglie per la parità di genere, proprio in una regione che era stata apripista con la legge sulla doppia preferenza.
A denunciare quello che viene definito «un atto vergognoso e politicamente inaccettabile» sono gli Stati Generali delle Donne della Campania, che parlano apertamente di fallimento del sistema politico regionale. «Non è solo una questione di numeri – si legge nella nota – ma di metodo e di potere. Le donne vengono utilizzate come portatrici di voti e poi sistematicamente escluse dai luoghi decisionali».
La fotografia delle istituzioni campane, secondo l’associazione, restituisce un quadro fortemente sbilanciato: il presidente della Regione è Roberto Fico, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, entrambi uomini, così come i due vicepresidenti, Luca Trapanese e Giuseppe Fabbricatore. Nell’Ufficio di Presidenza, su sei componenti, solo due sono donne. Un assetto che viene definito «monocolore maschile» e distante dalla realtà sociale del territorio.
Le critiche si concentrano in particolare sulle scelte politiche del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, accusati di aver avallato una distribuzione del potere che esclude le elette. «Questa non è una casualità, ma una scelta precisa», afferma Maria Lippiello, coordinatrice regionale degli Stati Generali delle Donne. «Non basta avere una donna alla guida nazionale di un partito se poi, sui territori, si consente ai “signori delle tessere” di blindare le cariche. Questa non è politica, è restaurazione patriarcale».
Una linea condivisa anche dalla coordinatrice nazionale Isa Maggi, che parla di una doppia preferenza di genere «svuotata di senso» da coalizioni costruite per favorire i soliti equilibri correntizi. «Non chiediamo quote di cortesia – sottolineano – ma il rispetto del mandato elettorale e della dignità democratica».
Alla protesta si unisce anche la senatrice napoletana del Partito Democratico Valeria Valente, che ha evidenziato pubblicamente l’assenza delle donne nei posti chiave dell’assetto istituzionale regionale, sottolineando come tale squilibrio rappresenti una contraddizione evidente rispetto ai valori e alle battaglie storiche del partito sul terreno dei diritti e della parità.
Gli Stati Generali delle Donne annunciano che non resteranno a guardare e chiedono un incontro immediato con il presidente della Regione Roberto Fico per discutere una correzione di rotta nelle nomine di Giunta e nelle Commissioni consiliari, ancora in fase di definizione. «Se si pensa di governare la Campania ignorando la forza e la competenza delle donne – avvertono – si troverà un muro».
«La Campania non è un circolo privato per soli uomini – conclude Lippiello –. La democrazia oggi è dimezzata, ma noi non faremo un passo indietro. Ci riprenderemo lo spazio che ci appartiene».


















































































