Oggi abbiamo il piacere di avere come nostro ospite il dottor Francesco Satiro, infermiere specializzato in accessi vascolari e primo infermiere aerospaziale italiano. Mi permetto di dire che in un momento storico pessimo per la professione infermieristica, tra demansionamento, stipendi bassissimi e carenze di personale enormi, è bello vedere un infermiere che ancora ci crede e che lotta per questa professione.
Dott. Satiro, prima di tutto ci spiega cos’è l’infermiere aerospaziale?
Vi ringrazio anticipatamente per avermi intervistato. Io direi cosa è diventata l’infermieristica aerospaziale. Quella che primordialmente era la scienza che studiava i bisogni di salute in ambienti diversi come lo spazio, si sta trasformando adesso in un qualcosa di più profondo, radicato all’interno di ognuno di noi anche se ancora non siamo coscienti di ciò. Ad ogni modo è l’applicazione dell’infermieristica attraverso l’analisi e lo studio dei percorsi di salute in microgravità.
Esiste una formazione specifica per questa professione?
Al momento non esiste, come per molte delle nostre attività, una formazione ed un riconoscimento economico, culturale e formativo specifico. Certo è che entriamo sempre di più all’interno delle discussioni e delle ricerche spaziali come infermieri grazie anche alla nostra spinta italiana. La nostra voce viaggia spesso lontana nonostante in un primo momento non sembri così. Il cambiamento a mio avviso ha due modi di esprimersi: uno lento legato agli errori e all’imparare da essi ed uno veloce legato al trauma del cambio netto radicale. L’infermieristica aerospaziale è quanto mai esplicativa poiché li racchiude entrambi. Potenzia le proprie conoscenze con la scoperta, guardando indietro al nostro passato e mai dimenticando tutte battaglie che abbiamo vinto e sofferto, nonostante stiamo ancora perdendo.
È stato relatore in diversi corsi riguardo il tema della medicina spaziale: a che punto siamo con l’infermieristica spaziale?
Diverse sono le criticità che stiamo analizzando: abbiamo trattato in questi anni i cambiamenti legati alle manovre di rianimazione cardiopolmonare in ambiente spaziale, la teleassistenza e gli accessi vascolari, con spunti davvero interessanti per le ricerche future. Del resto non posso ancora parlare: abbiamo previsto due studi molto originali ed impegnativi con una collaborazione esterna. È stato un onore ed un piacere collaborare con diverse università italiane ma ,soprattutto, poter contare su un gruppo informale di ricerca con diversi infermieri e studenti di infermieristica da tutta Italia e non solo. È grazie anche alla loro ferma volontà che andiamo avanti e scopriamo sempre informazioni nuove sulla materia.
Lei si vuole rendere fondatore della prima società scientifica di infermieri aerospaziali in Italia. Perché?
Direi semplicemente che amo applicarmi più che parlare: è mio intento dare una mano per la nostra crescita in Italia e lo farò in tutti modi possibili, ovviamente con i mezzi a mia disposizione. L’estero in realtà conosce la grande preparazione degli infermieri italiani, come l’America, non siamo secondi a nessuno in merito all’infermieristica ma spesso, anzi sempre, manca tutto il contorno. Mi sembra banale ribadire per l’ennesima volta l’importanza del nostro ruolo e il vero riconoscimento che dovrebbe avere in Italia. Ad ogni modo, uno dei punti cardini è creare una società scientifica anche qui, in merito all’infermieristica aerospaziale, affinché il suo riconoscimento aiuti ed attiri i professionisti a collaborare e creare relazioni forti e durature di critica, studio ed analisi dell’infermieristica per la crescita esponenziale della nostra professione.
Ormai lo spazio è meta ambita da molti. Che ruolo potrebbe rivestire l’infermiere?
Tutti i ruoli che riveste sulla Terra modificati in base ai cambiamenti legati all’ environment. La bellezza dello Spazio è che ogni professionista collabora, ogni professionalità è rispettata e riconosciuta. Lo Spazio sta diventando quasi il punto di partenza per invertire il corso degli eventi sulla nostra Terra. Ovviamente gli ospedali spaziali saranno presto operativi, intendetele come mete di sosta, ma ad ogni modo il recupero degli astronauti è fondamentale se i viaggi spaziali si allungano. L’infermiere dovrà essere in grado di integrare la tecnologia perché anch’essa è parte fondamentale dell’assistenza in orbita ma, attenzione, forse è il caso che siano proprio gli infermieri (grandi conoscitori del ragionamento clinico e del problem solving) a programmare in un team multidisciplinare, le macchine.
Grazie per l’interesse e per l’intervista
Giuseppe Gervasio


















































































